Tra i tanti temi sul tavolo, il nuovo anno si è aperto anche con le polemiche riguardanti la liberalizzazione degli orari di apertura dei punti vendita. Confcommercio teme che questo provvedimento possa giovare solo alla Grande distribuzione, che gode di strutture già preparate ad affrontare aperture prolungate o festive, e mettere dunque ancora più in difficoltà le realtà più piccole. Sul tema però è opportuno sottolineare alcuni aspetti che nel dibattito sono passati in secondo piano. Il primo: indipendentemente o meno dalla liberalizzazione degli orari, è l’intero mondo della distribuzione a soffrire per la crisi dei consumi. Prova ne è che a Ikea non è più bastato assicurare i clienti di abbassare i prezzi ogni anno, ma ha dovuto puntare anch’essa sulla strategia degli sconti, ampiamente pubblicizzati a gennaio. Anche i grandi dunque hanno qualche problemino, forse di pedonabilità nel caso di Ikea, e ricorrono a vecchi metodi pur di risolverli. E qui si innesta il secondo aspetto rilevante: la liberalizzazione decisa dal Governo Monti è solo uno dei tanti fattori che indicano il radicale cambiamento delle dinamiche del consumo. L’e-commerce comincia a imporsi anche nel mondo del design del mobile, come dimostra la nascita di un sito dedicato al made in Italy voluto addirittura dal ministero dello Sviluppo Economico. Ma, si potrebbe obiettare, è difficile vendere le cucine on line. E infatti aziende come Boffi e Dada hanno sì sfruttato il Web contribuendo alla nascita del sito DeClub, ma non per vendere on line, bensì per aumentare il traffico nei punti vendita. Non a caso il neonato sito ha l’obiettivo di mettere in contatto i consumatori direttamente con gli showroom che vendono i mobili dei produttori aderenti. Lo stesso scopo si ponte lo Shop on line ideato dagli showroom di Brera Design District, una sorta di vetrina per fare promozione agli articoli che si trovano nei negozi. In queste pagine Web si parlerà di prezzi e sconti. Perché questo è un altro cambiamento che il mercato del mobile non può più trascurare: il cliente finale esige trasparenza.
Se dunque le dinamiche del consumo stanno cambiando, la liberalizzazione degli orari potrebbe rappresentare un’opportunità per attuare la svolta che si rende ormai necessaria per tutte le attività commerciali, punti vendita di mobili compresi. Sono tante le voci da mettere sul tavolo per allineare la propria professionalità alle esigenze degli acquirenti del tempo della crisi. Tra queste adesso c’è anche l’orario e il giorno di apertura. Si può così decidere di tenere il negozio chiuso, ad esempio, durante i periodi di minore afflusso per aprirlo invece più a lungo al di fuori dell’orario d’ufficio. Non potrebbe essere questa un’opportunità di conquistare i clienti invitandoli a non visitare solo le grandi superfici in questi pochi momenti liberi? Le occasioni da cogliere sono davvero tante, ora. Non resta che provare, tenendo i piedi saldamente piantati a terra e gli occhi fissi al conto economico.
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