Editorialisti

06 Marzo 2018

Perché il comune di roma si è messo contro tutto il mondo del cinema?

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Precisiamo subito: quello che segue NON è un pezzo sulla politica ma esclusivamente sul buon senso, quello che dovrebbe illuminare le azioni di qualunque amministratore (specie se comunale, quindi ancor più legato alla gente di un territorio) regolarmente eletto. Esattamente, cioè, come Luca Bergamo, prosindaco e assessore alla Cultura della giunta Raggi. Ebbene, in un solo anno e mezzo di consiliatura l’assessore Bergamo è riuscito a mettersi contro tutto il cinema italiano, letteralmente, dall’A di Gianni Amelio alla V di Paolo Virzì. Il che non significherebbe di per sé che abbia torto lui e ragione gli altri, ma la storia che è tuttora in esplosivo divenire sì.

L’abbiamo seguita con attenzione, fino alla recentissima (e affollatissima) conferenza stampa ampiamente ripresa dai giornali. Eccone la sintesi, il giudizio lo lasciamo al lettore. Con il via ottenuto dall’allora commissario al Comune di Roma prefetto Paolo Tronca, l’associazione Piccolo Cinema America da vari anni ha varato nella trasteverina Piazza San Cosimato (bella ma storicamente mal tenuta; è la piazza dove fu accoltellato a morte “Er Negro”, capo della Banda della Magliana…) un ideale sequel dell’estate romana di nicoliniana memoria. Un festival di cinema gratuito (un biglietto serale per il Festival di Roma, monumento all’inutilità, costa sui 40 euro, per capirci…) lungo un paio di mesi all’aperto, in piazza, arricchito dall’incontro con registi e autori (c’è andato perfino Benigni, altrimenti inamovibile): felici tutti, tranne i soliti noti che in qualsiasi quartiere protestano per un po’ di casino sotto casa.

Il Piccolo America, poco più di un pugno di volontari, ottiene nel frattempo anche un altro riconoscimento con l’assegnazione dei lavori per la ripartenza del cinema Troisi, sempre a Roma, chiuso e in stato di totale degrado da molti anni. La risposta del Comune di Roma, ove nel frattempo si è insediata la giunta Raggi, è non solo un inspiegabile braccio di ferro “a bassa intensità” sul Troisi (che dovrebbe riaprire già il 31 ottobre prossimo) ma addirittura culmina in un bando pubblico sull’assegnazione proprio di Piazza San Cosimato, invece che in un provvedimento sull’incentivazione del lavoro di coloro che la piazza l’hanno animata e ripulita a titolo totalmente gratuito, e senza chiedere alcun contributo comunale, da tre anni.

Ora, se sei un’istituzione pubblica, puoi e devi fare un bando per assegnare a qualcuno l’esecuzione di una tua idea, ma non certo per riassegnare lo spazio in cui da anni lavorano, e alla grande, altre persone di loro iniziativa: come nel caso di San Cosimato e dei ragazzi del Piccolo America. Da cui, incredibilmente, l’assessore Bergamo ha persino rifiutato 35mila euro per l’occupazione di suolo pubblico (riferisce l’Associazione) per il festival 2018. Conclusione: quest’anno San Cosimato a Trastevere non si sa a chi andrà, ma intanto il Piccolo America ha dovuto spostare il proprio festival nell’estrema periferia romana, tra Monte Mario e Ostia. Perchè? Che in Campidoglio qualcuno ci spieghi qual è il senso di questo modo di fare perché né noi né l’intero cinema italiano che ha appoggiato in massa il Piccolo America l’abbiamo capito. Perché è incomprensibile.

Antonello Sarno

Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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