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Si ripete spesso che il mondo del cinema non ricorda i suoi eroi, i suoi miti, i padri fondatori. Non penso sia vero, o almeno penso che non lo sia più. Da documentarista e giornalista che spera di aver contribuito a nobilitare anche in Italia l’importanza della memoria, credo si possa dire che ormai il fenomeno della smemoratezza è in forte regressione. Basti pensare alla prontezza con cui Venezia ha ricordato Tullio Kezich, scomparso alla vigilia della Mostra, al quale, nel giorno del suo 81° compleanno, la Casa del Cinema di Roma ha immediatamente e meritoriamente dedicato un’intera giornata-omaggio. Omaggio cui si aggiungerà il Festival di Roma, pure impegnato specialmente nel ricordo di Luciano Emmer, anch’egli recentissimamente scomparso, di Sergio Leone, Luciano Salce e Luigi Zampa, registi più che dimenticati, direi “trascurati”, nonostante la regìa di tanti film importanti. Ma c’è un però. Sì, perché oltre agli attori e ai registi, diciamo alle “firme” del set, da sempre più in vista, il cinema ha il dovere di ricordare anche i suoi, per così dire, padri fondatori. Coloro, cioè, giuristi, tecnici, economisti, che del nostro cinema hanno permesso la crescita e lo sviluppo, con le loro lotte (tante) e le leggi che da quelle lotte sono poi scaturite (purtroppo poche, ma meglio di niente). Di queste figure, il solo che può fregiarsi di una targa – stradale – è Italo Gemini, fondatore e a lungo Presidente dell’Agis, che ha sede nella piazza a lui appositamente intitolata. Tutti gli altri, niente. Né Eitel Monaco, omologo di Gemini alla guida dell’Anica; né Carmelo Rocca, che insieme a Franz De Biase è l’amministratore pubblico probabilmente più longevo e attivo in quarant’anni di carriera ministeriale preposta al cinema e allo spettacolo; né Claudio Zanchi, estensore materiale della legge Corona su cui si regge da 40 anni l’impalcatura legislativa del cinema. Su di loro, l’oblìo si è disteso come la polvere sulla pellicola di un vecchio film, molto bello, ma superato dai tempi. E invece no. Altro che superati! A metà agosto, ad esempio, è scomparso Franco Bruno, successore di Gemini alla guida dell’Agis, poi membro del Cnel. Basti sapere che è colui - ovviamente non da solo! - che ha cominciato e vinto la battaglia per lo stanziamento del primo Fus (qualcuno non lo sa, ma il Fus non è un diritto acquisito del cinema. È nato nel 1985. Prima non c’era!) o inaugurando la battaglia per il tax shelter (oggi vinta) e istituendo, dapprima con la Fapav, gli strumenti per la lotta contro la pirateria audiovisiva. Ma anche sostenendo la cosiddetta “promozione” del cinema attraverso il sostegno a tutti i festival e premi, a iniziare dal David di Donatello (come Gian Luigi Rondi ha puntualmente ricordato), e poi promuovendo la ricerca dello sponsor come mezzo fondamentale e moderno per lo sviluppo dello spettacolo dal vivo, così come le fondazioni in luogo degli enti lirici, e combattendo le prime battaglie – durissime – con i distributori per la finestra obbligatoria tra uscita in sala, in videocassetta e passaggio in tv (negli anni 80), rivendicando per lo spettacolo una sorta di “par condicio” nei confronti dell’autorità ministeriale che oggi, al contrario, appare remota e totalmente inadeguata. Così come queste mie parole, che però almeno restano scritte. Appena meglio del silenzio di tanti altri.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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