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Mi diceva Alberto Sordi che tra i motivi per cui nel 1968 Venezia è stata «affondata per far posto a Cannes» c’era la tendenza tutta italiana a distruggere le cose che funzionano per farcele rubare dagli altri. Come la Mostra di Venezia, contestata nel 1968 perfino per il rito dello smoking. «Ma se un festival è la festa del cinema – diceva Sordi – allora bisogna mettersi il miglior vestito che hai, cioè lo smoking! Manco per niente…» quelli «hanno chiuso Venezia per dieci anni e consentito a Cannes di superare il nostro Festival che era il primo e più prestigioso del mondo. E ancora oggi “quelli” sono gli stessi che a Cannes si mettono lo smoking perché sennò non li fanno entrare!». Ammirevole sintesi della nostra capacità di farci del male deprezzando e deprimendo ciò che al contrario andrebbe sostenuto e valorizzato. Come il “cinepanettone”, termine che è inutile spiegare visto che scriviamo su Box Office. È vero, Vacanze a Cortina ha incassato alcuni milioni di euro in meno rispetto alla media e anche rispetto al penultimo capitolo, Natale in Sudafrica (era peraltro successo già nel 2004, quando cioè Christmas in love aveva perso ai punti la battaglia con il certo non irresistibile Ti amo in tutte le lingue del mondo di Leonardo Pieraccioni). Giusto fare i paragoni, ancor più giusto rifletterci sopra e trarre indicazioni. Ma trovo francamente sconcertante l’intonazione dell’immediato “de profundis” di un vero e proprio genere cinematografico che, dal 1983, ha portato e porta nelle sale decine di milioni di spettatori (molti dei quali vanno al cinema solo in quell’occasione) con un incasso totale di centinaia di milioni di euro. Un tipo di film che per molti anni è stato il solo vero baluardo contro lo strapotere del cinema americano e che è assolutamente fisiologico, dopo 28 capitoli, che mostri segni di cedimento, esigenze di rinnovamento, forse anche segnali di declino che, speriamo, sia il più lungo possibile, visto che non ci sono altri candidati all’uscita natalizia così pronti, corazzati e desiderosi di scendere nell’agone commerciale più delicato dell’anno. E invece è andata proprio così. È bastato il primo weekend, a metà dicembre, quando ancora la gente è al lavoro, e con Sherlock Holmes che, imparata la lezione, è uscito contro i cinepanettoni di casa nostra senza aspettare una settimana come l’ultima volta… E ecco che, manco fossimo in una cattedrale gotica, è partito un coro polifonico di canti funerari. Non è stato risparmiato nessuno. Neppure un grande attore come Christian De Sica, che resiste da secoli a tentativi di demolizione artistica laddove all’estero sarebbe considerato come un patrimonio nazionale. Stessa cosa per due talenti come Marco Müller e Piera Detassis. Si scontrino pure le parti che li sostengono, ma è inconcepibile che nella contrapposizione anche aspra si arrivi ad attaccare e sminuire tali professionalità.Tanti anni fa, durante una salita asperrima, Gino Bartali passò la borraccia al rivale di sempre Fausto Coppi. Oggi, invece, i gregari glielo impedirebbero.

Antonello Sarno


Antonello Sarno è nato a Roma nella seconda metà del secolo scorso.
La passione per il cinema arriva a quattro anni, in pigiama, sbirciando in tv Ombre Rosse di John Ford dallo stipite della porta del tinello, socchiusa, e trasgredendo così la regola di andare a letto dopo Carosello. Rimedia una bronchite cronica, ma capisce che non vorrà più occuparsi d’altro.
Quando internet non esisteva, le passioni cominciavano spesso così.
Nel mondo del cinema, Sarno ha lavorato con tutti e scritto dovunque, muri a parte. Dal 1993 lavora alle news Mediaset, e dal 1998 in esclusiva per Italia Uno e Studio Aperto, come cronista ed inviato di cinema e di costume, con circa 6-7.000 tra servizi e speciali trasmessi a tutt'oggi sui tg delle tre reti.
Ha collaborato a lungo con Radio RTL e Radio Due, e scritto una dozzina di libri sul cinema, tra i quali il Castoro su Pupi Avati, il primo "manuale" su 007 Il mio nome è Bond (Ed. Il Castoro) la Storia del Cinema horror (Newton Compton). Di recente, ha pubblicato Italian Babilonia- 50 anni di scandali vip (Colorado Noir-Mondadori) ed il romanzo Se tornasse caso mai (Aliberti-Rcs). Nel 2003 è passato dal cinema alla "storia” del cinema e dei suoi costumi, iniziando con la complicità di Medusa Film una fortunata carriera di documentarista e ottenendo tutti i maggiori riconoscimenti del cinema italiano.
Ciononostante, Sarno collabora con Box Office da 11 anni.
Troppi per girare ancora disarmato e senza scorta.


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