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E’ finalmente entrata in vigore a inizio 2010, in Francia, la celebre Legge Hadopi 2 contro la pirateria on line, tanto contestata da ampi settori della società (anche artistica…) francese quanto ammirata da chi difende il diritto d’autore e della proprietà intellettuale. Ammirata anche, e soprattutto fuori dalla Francia: se ne sono ispirati – pur con qualche differenza – Gran Bretagna e Spagna, e anche negli Stati Uniti la stanno studiando. In Italia è da più di un anno, da quando iniziò il tormentato iter della legge, che l’industria del cinema la guarda con interesse e invidia. Ne abbiamo già scritto tempo fa con un titolo eloquente, “Imitiamo Sarkozy”, perché il presidente francese l’ha fortemente voluta e difesa. Cosa si deve fare per convincere anche i nostri politici e governanti (non fosse altro perché il nostro Premier è anche proprietario di industrie colpite dalla pirateria…) della gravità del problema? I numeri sono spesso non chiari: chi parla di danni per 500 milioni di euro, chi di cifre quasi doppie. In ogni caso, anche tenendo conto di stime prudenziali, stiamo parlando di cifre che corrispondono a quasi l’intero mercato generato dai cinema. Numeri impressionanti, ma che non spiegano completamente un fenomeno che non è solo economico ma culturale: è cresciuta ormai una generazione che crede che i film – come, qualche anno prima, la musica – si debbano fruire gratis. E che spesso si abitua a vedere i film in condizioni precarie, con video traballanti e audio pessimi, magari credendo che un film sia quel poco che vede. Peraltro la considerazione della gravità del problema non è generalizzata. Molti addetti ai lavori pensano, e affermano, che la pirateria non colpisca più di tanto il cinema ma solo l’home video. Alcuni distributori ed esercenti ne sono convinti: e si fanno forti del momento eccezionale in vari Paesi (il 2009 è stato un anno record negli Usa e in Francia, e ottimo in gran parte d’Europa); ma buono, in quanto in pareggio, anche in Italia. È vero che il settore home video, che vive invece un momento drammatico, sia il primo e più colpito dalla pirateria che si rivolge in prima battuta a chi già preferisce vedere un film a casa; e che trova comodo e oltre tutto gratuito prendere un film dalla Rete piuttosto che andare a noleggiarselo in videoteca (e infatti è soprattutto il noleggio di dvd in caduta libera). Ma sottovalutare la crisi, e il potenziale crollo, dell’home video è grave per chi si occupa di cinema (soprattutto per chi lavora in società di distribuzione collegate, direttamente o meno, ad aziende home video): i due settori sono gambe dello stesso tavolo, la produzione di cinema ne è colpita. A Hollywood fanno i conti globalmente, e la situazione dei dvd ha ridotto gli investimenti in nuovi film.
Cosa si può e si deve fare in Italia? Innanzi tutto, come chiede con forza Tarak Ben Ammar nell’intervista di questo numero (mettendosi anche personalmente a disposizione), una forte azione di lobby di tutta l’industria – su regia dell’Anica – per ottenere in fretta dal Parlamento e dal governo una legge simile a quella francese,che costringa i provider a collaborare per dissuadere gli utenti da comportamenti illeciti (con la tecnica del warning, gran parte degli utenti smetterebbe di scaricare o vedere in streaming film protetti da copyright). La repressione del fenomeno, però, non basta: bisogna preparare modelli di sfruttamento legale on line a prezzi corretti (né stracciati come pensa qualcuno, né troppo alti come se ne vedono oggi). Non buttando a mare un settore home video che comunque ancora porta numeri importanti, ma allargando il ventaglio delle offerte al pubblico. Ma senza una legge che faccia capire al pubblico che scaricare film è un reato, tutto ciò sarebbe doppiamente inutile: la maggior parte di chi è solito rubare (e usiamolo questo verbo…) i film dalla Rete non pagherebbe mai neppure un euro. E intanto si darebbe la mazzata finale a forme di fruizione come il noleggio di dvd.

Antonio Autieri


Antonio Autieri, nato a Milano il 12 gennaio 1969 (sposato, due figli: Francesco e Luigi), è direttore del periodico di cinema Box Office dal primo numero del giornale (gennaio 1997). In precedenza si era occupato di cinema e di home video su varie testate di settore (Trade Home Entertainment) o per il pubblico (Video News, One). Il cinema è il suo mestiere e, come per tutti quelli che se ne occupano, la sua passione. Che si è evoluta e “allargata” nel tempo: dai film di (vario) genere degli anni dell’infanzia e della preadolescenza, visti per lo più in televisione (animazione ma anche western, gialli di Hitchcock o tratti dai romanzi di Agata Christie, perfino horror – adesso non più… - e gli amati comici di Totò) è passato per la scoperta al cinema negli anni del liceo, dei grandi autori: Bergman, Kurosawa, Tarkovski, Wajda, Zanussi… E se i cineclub ormai scomparivano, tv e videocassette permettevano di approfondire conoscenze e passioni contemporanee (Allen, Scorsese, Moretti) e del passato (De Sica, Fellini, Leone) per arrivare poi con gli anni dell’università e delle prime esperienze lavorative a “consumare” di tutto, grazie anche a festival e anteprime stampa. Scoprendo così che un buon prodotto “industriale”, talvolta, è meglio del film d’autore pretenzioso o mal riuscito. E soprattutto che un film visto al cinema non ha paragoni. Come il figlio più grande (Francesco, 5 anni) ha già avuto modo di imparare. I suoi film preferiti: Le notti di Cabiria, C’era una volta in America, Broadway Danny Rose e Manhattan.


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