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Il successo storico del film d’animazione L’era glaciale 3, distribuito da Fox Italia, è importante sotto tanti punti di vista. Con oltre 28 milioni nel campione Cinetel, diventa il film animato dal maggiore risultato nel nostro mercato, entra nella classifica dei maggiori incassi di sempre e insidia ai vertici titoli che sembravano inattaccabili come Il codice da Vinci. Non solo: conferma che il back to school è una data, per l’animazione, ormai superiore allo stesso Natale e che il day and date, pur importante per tanti motivi (dalla lotta alla pirateria alla fondamentale opera di allungamento della stagione, ovviamente soprattutto per i film in uscita d’estate negli Usa), non può essere considerato un dogma di fede come a volte l’esercizio ritiene. Abbiamo scritto chiaramente quanto sia decisiva l’estate cinematografica, ma non ci convinceva la certezza di chi considerava tra i titoli “persi” L’era glaciale 3. La regola per un’ottima uscita, suggerisce il buon senso, non può essere la rigida riproposizione della data americana ma l’individuazione di quella migliore per un certo territorio. Lo confermano proprio le discrete, ma decise, pressioni dell’esercizio sulla stessa Fox per ottenere lo spostamento, dall’affollato Natale alla metà di gennaio, dell’attesissimo Avatar. Il film di James Cameron uscirà quasi un mese dopo in Italia, e tutti sono contenti perché troverà un periodo meno ingolfato e una corsia preferenziale. Soprattutto sul versante 3D, in cui il film segna un forte passo avanti. Ma rimanendo sul 3D, anche su questo tema L’era glaciale 3 ha fornito una serie di indicazioni. Ovviamente quella del grandissimo interesse del pubblico per questa tecnologia, che sta premiando soprattutto i film di animazione ma non solo. C’è un pubblico che sta riscoprendo il piacere di entrare in una sala cinematografica grazie al 3D: una leva di marketing, per ora, fenomenale. E l’unica – speriamo ancora per molto – senza concorrenza casalinga e tanto meno senza attacchi della pirateria. Chi vuole vederlo nel modo più spettacolare deve pagare il biglietto al cinema (e accetta anche di pagare di più). E l’esercizio ha capito al volo: oggi le sale 3D (anche le prime monosala...) sono oltre 260, con un’escalation velocissima. Tutto bene? Non proprio, perché il maggior successo economico degli ultimi anni ha presentato un parziale boomerang per il mercato. Con il film ancora in testa al box office e con ottimi incassi per sala, è arrivato un altro titolo in 3D (G-Force della Disney) già programmato da tempo: ed essendoci pochi multischermo attrezzati con più di uno schermo 3D, parecchi esercenti hanno dovuto smontare il campione di incassi; oppure, dividerne la programmazione con G-Force, che non ha potuto così esprimere tutto il suo potenziale. In ogni caso, non si è riusciti a ottimizzare l’incasso per i due film, proprio nell’ambito del “genere” di maggior successo attuale come sono i film da vedere con gli occhialini tridimensionali. Il caso, oltre a suscitare polemiche, suggerisce allora la corsa alla seconda sala tridimensionale, se non di più, per struttura (Giovanni Giometti apre a Prato un multiplex da 14 schermi, tutti attrezzati con il 3D)? Le associazioni degli esercenti, in realtà frenano i colleghi. Temono infatti che questa corsa comprometta l’accordo, ormai in dirittura d’arrivo, per la conversione al digitale dei cinema italiani che prevede un contributo dei distributori (come abbiamo spiegato nel precedente editoriale) per l’acquisto dei macchinari. Ma se il 3D fa incassare così tanto l’esercizio che per averlo deve acquistare i proiettori digitali, perché – ragionano alcuni distributori – è necessario il nostro apporto? La tentazione è comprensibile, come le tensioni dell’esercizio. Serve dunque una veloce e definitiva intesa di massima, poi da tradurre in pratica nelle libere operazioni commerciali tra aziende, per cogliere al volo un’innovazione salutare per tutto il mercato. Tra dicembre (A Christmas Carol di Disney, Piovono polpette di Sony in testa negli Usa per due weekend) e gennaio (Avatar: che si spera duri a lungo, senza smontaggi anzi tempo) usciranno tre film: la seconda sala 3D servirà eccome. Senza contare che il digitale serve a tutti, anche alle piccole sale, e può rivoluzionare in meglio il mercato. Arrivarci in una condizione che soddisfi le varie istanze è la cosa più logica per il settore.

Antonio Autieri


Antonio Autieri, nato a Milano il 12 gennaio 1969 (sposato, due figli: Francesco e Luigi), è direttore del periodico di cinema Box Office dal primo numero del giornale (gennaio 1997). In precedenza si era occupato di cinema e di home video su varie testate di settore (Trade Home Entertainment) o per il pubblico (Video News, One). Il cinema è il suo mestiere e, come per tutti quelli che se ne occupano, la sua passione. Che si è evoluta e “allargata” nel tempo: dai film di (vario) genere degli anni dell’infanzia e della preadolescenza, visti per lo più in televisione (animazione ma anche western, gialli di Hitchcock o tratti dai romanzi di Agata Christie, perfino horror – adesso non più… - e gli amati comici di Totò) è passato per la scoperta al cinema negli anni del liceo, dei grandi autori: Bergman, Kurosawa, Tarkovski, Wajda, Zanussi… E se i cineclub ormai scomparivano, tv e videocassette permettevano di approfondire conoscenze e passioni contemporanee (Allen, Scorsese, Moretti) e del passato (De Sica, Fellini, Leone) per arrivare poi con gli anni dell’università e delle prime esperienze lavorative a “consumare” di tutto, grazie anche a festival e anteprime stampa. Scoprendo così che un buon prodotto “industriale”, talvolta, è meglio del film d’autore pretenzioso o mal riuscito. E soprattutto che un film visto al cinema non ha paragoni. Come il figlio più grande (Francesco, 5 anni) ha già avuto modo di imparare. I suoi film preferiti: Le notti di Cabiria, C’era una volta in America, Broadway Danny Rose e Manhattan.


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