e-duesse / Editorial(ist)i / Antonio Autieri

Dopo i mesi delle analisi, sembrano arrivare le prime ipotesi di soluzione per i problemi dell’esercizio. Che poi sono connessi a questioni che riguardano tutto il mercato, quindi anche la distribuzione e la produzione. Iniziano a intravedersi una serie di movimenti: le associazioni si organizzano in richieste più concrete da rivolgere alle controparti di mercato da un lato e agli enti locali dall’altro. Enti locali che iniziano a muoversi in vario modo: ai contributi per il passaggio al digitale di alcune regioni (Lombardia, Lazio, Liguria) fanno seguito le operazioni di salvaguardia del tessuto cittadino da parte di altre Regioni (o del Comune di Firenze, con il nuovo sindaco Matteo Renzi) o la creazione di fondi che portino le regioni stesse a dire la propria in termini di gestione e programmazione (come nel caso del circuito di sale sostenuto da Apulia Film Commission). Progetti molto diversi tra loro, da approfondire bene nel merito: ma è evidente che ci sia un cambio di passo, rispetto alla stagione delle semplici dichiarazioni di importanza culturale e sociale dei cinema di città. Concetti peraltro fondamentali e condivisibili: se non che spesso, era l’impressione, fossero usati un po’ retoricamente. Anche perché non seguivano atti concreti. Quelli che chiedono, con diverse impostazioni ma analoga decisione, alcuni esercenti nel servizio di copertina di questo numero. Ma ci sono altri aspetti che riguardano l’esercizio, e stavolta l’intero comparto e non solo quello tradizionale. Sul fronte dei rapporti con la distribuzione, sembra complicarsi il percorso verso un accordo per la transizione al digitale, che nella migliore delle ipotesi, al momento, potrebbe riguardare solo una parte del mercato: l’associazione dei multiplex Anem, e Uci in particolare (che ha accordi internazionali con le major per il virtual print fee), è nettamente contraria alle ipotesi sul tappeto. Ma avanza con decisione anche l’iniziativa privata, dall’estero: la società Arts Alliance – terminata la fase della diffidenza verso i soggetti “terzi” – sta stringendo i primi accordi di vpf che sembrano vantaggiosi per i distributori e a costo zero per gli esercenti. Mentre il de minimis fin da ora e il tax credit in prospettiva dovrebbero aiutare ad accelerare i necessari passi per una rivoluzione fondamentale e urgente. Infine, si intravedono i primi segnali di disgelo tra alcune major e il circuito di Medusa e 21 Investimenti. Fatto che seguiamo da tempo con attenzione, anche per la sua clamorosa evidenza: e se certe tensioni sono in parte fisiologiche, il nostro auspicio è che in tempi ragionevoli si risolvano per evitare contraccolpi sul rapporto con il pubblico e sui numeri complessivi del mercato. I problemi non mancano, ci auguriamo anche la voglia di superarli. Preferendo le armi, poco appariscenti, della lenta e paziente ricerca di soluzioni a quella dei facili slogan, degli scontri continui, delle polemiche inutili (e un po’ ridicole, in tempi non esattamente floridi). Un po’ il metodo che ha utilizzato in tanti anni, al di là di alcune ruvidità caratteriali, Gaetano Blandini: ora che lascia la Direzione Generale Cinema per il nuovo incarico in Siae, il modo migliore per ringraziarlo per quanto ha fatto per il settore cinematografico sarà cercare di portare avanti questo metodo. Che ci auguriamo venga mantenuto dal suo successore Nicola Borrelli.

Antonio Autieri


Antonio Autieri, nato a Milano il 12 gennaio 1969 (sposato, due figli: Francesco e Luigi), è direttore del periodico di cinema Box Office dal primo numero del giornale (gennaio 1997). In precedenza si era occupato di cinema e di home video su varie testate di settore (Trade Home Entertainment) o per il pubblico (Video News, One). Il cinema è il suo mestiere e, come per tutti quelli che se ne occupano, la sua passione. Che si è evoluta e “allargata” nel tempo: dai film di (vario) genere degli anni dell’infanzia e della preadolescenza, visti per lo più in televisione (animazione ma anche western, gialli di Hitchcock o tratti dai romanzi di Agata Christie, perfino horror – adesso non più… - e gli amati comici di Totò) è passato per la scoperta al cinema negli anni del liceo, dei grandi autori: Bergman, Kurosawa, Tarkovski, Wajda, Zanussi… E se i cineclub ormai scomparivano, tv e videocassette permettevano di approfondire conoscenze e passioni contemporanee (Allen, Scorsese, Moretti) e del passato (De Sica, Fellini, Leone) per arrivare poi con gli anni dell’università e delle prime esperienze lavorative a “consumare” di tutto, grazie anche a festival e anteprime stampa. Scoprendo così che un buon prodotto “industriale”, talvolta, è meglio del film d’autore pretenzioso o mal riuscito. E soprattutto che un film visto al cinema non ha paragoni. Come il figlio più grande (Francesco, 5 anni) ha già avuto modo di imparare. I suoi film preferiti: Le notti di Cabiria, C’era una volta in America, Broadway Danny Rose e Manhattan.


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