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Se il 2009 ha chiuso i conti in pareggio come presenze e in aumento come incassi si deve in gran parte all’esplosione del 3D. Un vero toccasana per il mercato italiano, come per tutti i territori internazionali. Anche se altrove si cresce molto come numero di biglietti (negli Usa e in Europa) e da noi si pareggia. Ma gli ultimi mesi sono in crescita. E se è vero che viene premiato soprattutto chi ha il 3D (mentre continua la difficoltà di chi non può o non vuole avere il 3D: pensiamo alle sale d’essai), è altrettanto vero che il 3D è stato più “democratico” del previsto: anche monosale e sale della comunità (e perfino qualche multisala d’essai che diversifica) puntano sul nuovo sistema, non solo multischermi commerciali. Con l’uscita di Avatar si è superata quota 400 schermi (dieci volte tanto quella di Viaggio al centro della Terra, un anno esatto prima), e i suoi risultati eccezionali – nonché il gradimento di sempre maggiori fasce di pubblico – spingono su un ulteriore sviluppo. È chiaro che chi ha investito dall’inizio – come suggerivamo un anno fa – si è trovato avvantaggiato. Ma il business è ancora molto vivo: come dimostrano gli incassi, i tanti film in uscita (si veda il nostro speciale sui prossimi sei mesi) e le aziende di servizi attive nel campo. È un momento eccellente, foriero di incassi e di una ventata di positività (molti riscoprono la sala cinematografica, grazie al 3D, e questo porta vantaggi a tutti i film) su un mercato che pareva depresso. I distributori stanno lavorando per enfatizzare al massimo le uscite attraverso trailer, materiali, campagne pubblicitarie. E gli esercenti stanno investendo molto, nonostante le tensioni per gli scarsi aiuti (ma finalmente arriva il tax credit sul digitale) o per le modalità di rapporto con la distribuzione. Ma non si fermano, e così in tanti cinema ci sono già due schermi 3D, e si arriverà anche a 3-4 per struttura per poter far fronte ai tanti titoli proposti e a teniture più lunghe del consueto (altra conseguenza positiva). Senza contare chi prende un doppio proiettore per le sale più grandi (uno solo basta per sale di medie dimensioni). Non solo i circuiti ma singoli esercenti investono, come fanno i veri imprenditori. Con intelligenza e passione. Confermando di aver compreso quanto questa novità sia strategica – insieme alla digitalizzazione delle sale – perché il mercato cresca.

Antonio Autieri


Antonio Autieri, nato a Milano il 12 gennaio 1969 (sposato, due figli: Francesco e Luigi), è direttore del periodico di cinema Box Office dal primo numero del giornale (gennaio 1997). In precedenza si era occupato di cinema e di home video su varie testate di settore (Trade Home Entertainment) o per il pubblico (Video News, One). Il cinema è il suo mestiere e, come per tutti quelli che se ne occupano, la sua passione. Che si è evoluta e “allargata” nel tempo: dai film di (vario) genere degli anni dell’infanzia e della preadolescenza, visti per lo più in televisione (animazione ma anche western, gialli di Hitchcock o tratti dai romanzi di Agata Christie, perfino horror – adesso non più… - e gli amati comici di Totò) è passato per la scoperta al cinema negli anni del liceo, dei grandi autori: Bergman, Kurosawa, Tarkovski, Wajda, Zanussi… E se i cineclub ormai scomparivano, tv e videocassette permettevano di approfondire conoscenze e passioni contemporanee (Allen, Scorsese, Moretti) e del passato (De Sica, Fellini, Leone) per arrivare poi con gli anni dell’università e delle prime esperienze lavorative a “consumare” di tutto, grazie anche a festival e anteprime stampa. Scoprendo così che un buon prodotto “industriale”, talvolta, è meglio del film d’autore pretenzioso o mal riuscito. E soprattutto che un film visto al cinema non ha paragoni. Come il figlio più grande (Francesco, 5 anni) ha già avuto modo di imparare. I suoi film preferiti: Le notti di Cabiria, C’era una volta in America, Broadway Danny Rose e Manhattan.


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