A qualche settimana di distanza dalla bufera scatenata, a livello mondiale, dalla diatriba sull’uscita di Alice in Wonderland, è opportuno tornare a ragionare su quel caso. O meglio, sulla window tra uscita al cinema e primo sfruttamento successivo in dvd. Come si ricorderà, tutto è nato dall’annuncio della Walt Disney di uscire, a livello internazionale, con il dvd del film di Tim Burton a 12 settimane dal debutto nei cinema. Un annuncio sbagliato nei modi e nei contenuti: unilaterale fino alla brutalità, non concordato con le catene di cinema; e oltre tutto con congruo anticipo, aspetto ideale per scatenare contromosse. Ma è probabile che tutto ciò fosse messo nel conto, cioè che la major abbia lanciato un sasso nello stagno per saggiare le reazioni dei grandi circuiti internazionali (uno di questi, il britannico Odeon, di proprietà del fondo Terra Firma che controlla anche Uci). Che sono state, prevedibilmente, molto forti e sono arrivate ad annullare in un primo momento la programmazione del film, pur molto atteso, anche perché in 3D. Alla fine si è trovato un accordo, in cui la major ha smussato la propria posizione (anche se non è chiaro di quanto sarà rinviato il dvd) e contrattato caso per caso con le singole aziende di esercizio; viene da pensare che per tornare sui loro passi i circuiti maggiori abbiano preteso, o quanto meno chiesto, condizioni economiche migliori. E per fortuna che il pubblico di queste tensioni si accorge poco o nulla, a giudicare dall’incasso del film (10 milioni nei primi cinque giorni). C’è in corso, sembra evidente, una battaglia per affermare nuovi rapporti di forza: a una distribuzione storicamente più forte di fronte a un esercizio “polverizzato”, oggi si contrappongono due circuiti come The Space Cinema e Uci che insieme fanno il 25% del mercato. In generale, qualcuno pensa che prese di posizione e principi irrinunciabili nascondano la segreta tentazione di barattare un passo indietro con un guadagno economico (qualche punto in meno di percentuale di noleggio, per esempio). Cosa legittima, di per sé, ma che sarebbe necessario esplicitare. Altrimenti, se è questione di principio va trattata come tale. Il tema della window, dal nostro punto di vista, merita di essere dibattuta apertamente, per trovare rimedi: non è uno strumento risolutivo – i problemi sono troppo grandi – ma può servire a frenare la crisi di un home video che, lo ribadiamo, non può essere un affare solo delle aziende coinvolte ma di tutto il mercato. Se crolla quella gamba, c’è il rischio che il tavolo si incrini. Forse per questo motivo sembra aumentare l’interesse di parte dell’industria su un portale di video on demand che permetta un’ampia offerta legale di prodotto da scaricare sui computer. Progetto che interessa gli aventi diritto: in realtà le preoccupazioni non mancano non solo, ovviamente, nel canale videoteche ma anche in quelle aziende, cinematografiche e home video, che cercano di guardare al futuro senza buttare all’aria quel che – pur se in difficoltà – esiste. Ma su modalità, prezzi, tempi di questo portale ci esprimeremo quando ci saranno certezze in merito. In che modo allora si può immaginare una “concertazione” tra esercizio e distribuzione? Sul tema, le proposte pubblicate sul nostro giornale, anche su questo numero, sono interessanti perché mettono in campo l’ipotesi di legare un’uscita anticipata (rispetto alla prassi) di un film in dvd al suo incasso in sala. Un escalator che consenta di far fronte a un risultato negativo per cercare di anticipare i rientri per chi ne detiene il diritto. In ogni caso, servono criteri chiari e trasparenti. Più che il ritorno a comitati deroghe o a forme di consultazione preventiva con i circuiti che possono diventare sotterranea materia di scambio, sarebbe interessante trovare insieme – esercenti e distributori, ma anche industria home video – un sistema che punti sull’automatismo, e quindi sulla certezza. In modo da permettere all’industria di razionalizzare certi processi decisionali. E di mettere potenzialmente tutti sullo stesso piano. Senza arbìtri e senza fughe in avanti.
Antonio Autieri
Antonio Autieri, nato a Milano il 12 gennaio 1969 (sposato, due figli: Francesco e Luigi), è direttore del periodico di cinema Box Office dal primo numero del giornale (gennaio 1997). In precedenza si era occupato di cinema e di home video su varie testate di settore (Trade Home Entertainment) o per il pubblico (Video News, One). Il cinema è il suo mestiere e, come per tutti quelli che se ne occupano, la sua passione. Che si è evoluta e “allargata” nel tempo: dai film di (vario) genere degli anni dell’infanzia e della preadolescenza, visti per lo più in televisione (animazione ma anche western, gialli di Hitchcock o tratti dai romanzi di Agata Christie, perfino horror – adesso non più… - e gli amati comici di Totò) è passato per la scoperta al cinema negli anni del liceo, dei grandi autori: Bergman, Kurosawa, Tarkovski, Wajda, Zanussi… E se i cineclub ormai scomparivano, tv e videocassette permettevano di approfondire conoscenze e passioni contemporanee (Allen, Scorsese, Moretti) e del passato (De Sica, Fellini, Leone) per arrivare poi con gli anni dell’università e delle prime esperienze lavorative a “consumare” di tutto, grazie anche a festival e anteprime stampa. Scoprendo così che un buon prodotto “industriale”, talvolta, è meglio del film d’autore pretenzioso o mal riuscito. E soprattutto che un film visto al cinema non ha paragoni. Come il figlio più grande (Francesco, 5 anni) ha già avuto modo di imparare. I suoi film preferiti: Le notti di Cabiria, C’era una volta in America, Broadway Danny Rose e Manhattan.
Archivio
- Febbraio 2012
- Gennaio 2012
- Dicembre 2011
- Ottobre 2011
- Agosto 2011
- Luglio 2011
- Giugno 2011
- Maggio 2011
- Aprile 2011
- Marzo 2011
- Febbraio 2011
- Gennaio 2011
- Dicembre 2010
- Novembre 2010
- Ottobre 2010
- Settembre 2010
- Luglio 2010
- Giugno 2010
- Aprile 2010
- Marzo 2010
- Febbraio 2010
- Gennaio 2010
- Dicembre 2009
- Novembre 2009
- Ottobre 2009
- Settembre 2009
- Luglio 2009
- Giugno 2009
- Maggio 2009
- Aprile 2009
- Marzo 2009
- Febbraio 2009
- Gennaio 2009

















Aggiungi un commento