Mentre la bufera mediatico-sanitaria sul 3D si è acquietata (ma il settore vigila, e intanto partecipa a incontri al Ministero della Salute insieme ad altri segmenti industriali come i produttori di televisori), sorgono altre questioni a margine del grande successo del fenomeno del momento. I grandi numeri realizzati dai film tridimensionali, in particolare Avatar e Alice in Wonderland, hanno infastidito qualche esponente del cinema italiano. In prima fila Giovanni Veronesi, che ha scatenato a più riprese il ben noto sarcasmo dialettico contro l’“odiato” 3D. Fino a proporre addirittura una specie di moratoria, che porti a confinare i film in 3D in un determinato periodo dell’anno: «I kolossal americani in 3D – questa la proposta dello sceneggiatore-regista toscano – vanno programmati soltanto nella stagione estiva, in modo da non destabilizzare il mercato e non penalizzare tutti gli altri film in sala». Come quelli italiani, che sarebbero molto danneggiati: «Secondo me, se i film evento in 3D fossero lanciati soltanto da maggio a settembre, raggiungerebbero comunque cifre ineguagliabili ma garantirebbero anche uno spazio equo nel mercato a tutti gli altri concorrenti. Il cinema italiano non è andato affatto male ma poteva andare molto meglio senza Avatar e Alice». In realtà, proprio nei mesi in cui quei titoli facevano schizzare il mercato a cifre mai viste negli ultimi anni, il cinema italiano tornava a crescere grazie a una serie di film importanti. Le pellicole di Verdone, Virzì, Diritti, Muccino, Avati, Moccia, Ozpetek, Salvatores e lo stesso Veronesi hanno riportato la quota italiana sopra il 30%. Se qualcuno ha incassato meno del previsto – come lo stesso Veronesi: certe dichiarazioni sono frutto della delusione per l’esito di Genitori & figli? – le ragioni, come sempre, possono essere molteplici: la data di uscita, l’intasamento di film soprattutto italiani (con conseguenti smontaggi anticipati), il lancio, il titolo, la qualità dell’opera… Infatti, per altri non è mancato il successo al box office. Un esempio su tutti: La prima cosa bella, uno dei maggiori incassi di Paolo Virzì, è uscito in contemporanea con Avatar. Come si può sostenere che il 3D sia il nemico del cinema italiano? Come fa un autore “popolare”, che ha il polso del pubblico, ad andare palesemente contro i liberi gusti degli spettatori chiedendo di togliere dal mercato (per legge?) quei prodotti? Lo confermano i commenti pesanti su certi blog… Per fortuna la cosa si spegnerà nella solita boutade. Però fa riflettere: i nostri autori non temano la concorrenza altrui, ma pensino a fare film ben riusciti. E il pubblico li premierà. Altra polemica di retroguardia è quella scoppiata in Francia, dove i distributori indipendenti hanno protestato contro i contenuti alternativi, anche in 3D, nei cinema: sport (il match di rugby Francia-Inghilterra in 3D), lirica, balletto ecc. Oggi la sala cinematografica deve poter cogliere le opportunità che digitale e 3D (pensiamo ai prossimi Mondiali di calcio) possono offrire, senza che una parte del mercato si spaventi per una concorrenza imprevista. Anche in Italia si diffondono questi contenuti (li propongono sempre più società), e noi pensiamo che siano utili. Si tratta, semmai, di calibrare bene tutti gli elementi di queste “offerte integrative” (alternative suona esagerato), non di respingerle. Il mercato sta vivendo una fase particolare, di passaggio, in cui il 3D sta rafforzando il settore nel suo complesso: la distribuzione, la produzione, i fornitori e l’esercizio; anche certe piccole sale, come conferma Domenico Di Noia nell’intervista di questo numero. Una rivoluzione da cavalcare e da rendere sempre più proficua. Anche noi faremo la nostra parte: Box Office ha annunciato gli Italian 3D Awards (come potete leggere a pag. 3), per premiare i film di maggior successo e più significativi in questo formato usciti nel 2010. Un modo per sottolineare l’elemento principale, anche se non l’unico, dell’ottimo momento del cinema in Italia.
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