Sembrava risolta la questione estiva del mercato cinematografico italiano. Ma il 2009 sta facendo segnare pesanti passi indietro, e lancia segnali inquietanti per il futuro. Scriviamo alla vigilia dell’uscita di Harry Potter e il principe mezzosangue: e l’attesa del pubblico fa ben sperare. Però i risultati dei principali film usciti in giugno sono, proseguendo il trend che continua da gennaio, inferiori alle aspettative (Terminator: Salvation, Un’estate ai Caraibi, Transformers – La vendetta del caduto): il caldo sicuramente ha inciso, ma non è che le estati precedenti fossero molto diverse. Preoccupa sapere che Medusa, scottata dal risultato del film dei fratelli Vanzina, potrebbe fare un passo indietro – si legga l’intervista di questo numero a Giampaolo Letta – sul fronte del cinema italiano per il periodo estivo (dove finora si è notata l’assenza di strategia di Rai Cinema e 01, che non sia sfruttare il passaggio di un proprio film a Cannes: ma un mese prima). Una decisione che peserebbe non poco per il nostro mercato, proprio mentre Cattleya e Universal pensano di provarci con una commedia per giovani. Sul fronte delle major americane, sono soprattutto Universal e Warner a crederci, e a distribuire grandi titoli commerciali anche nella seconda metà di giugno e in tutto il mese di luglio: Sony in passato qualcosa ha distribuito, Disney e Fox molto poco. Soprattutto, come reagiranno le case madri di fronte a certi risultati? Dopo Il cavaliere oscuro nel 2008, anche Transformers 2 è il maggior successo dell’estate, e dell’annata, americana che fa incassi appena accettabili nel nostro Paese. Non vorremmo che l’Italia fosse ritenuta di nuovo “a rischio” da questo punto di vista. L’idea di assistere a una retromarcia e di tornare al periodo buio in cui a maggio finivano i grandi incassi ci sembra un brutto incubo: ragione di più perché si torni a un maggior senso di responsabilità collettivo, e a lavorare tutti quanti per il buon esito di un’operazione decisiva per il cinema in Italia. Stampa compresa: certe analisi frettolose e superficiali sono un danno grave. Forse si è dato troppo per scontato. A cominciare dagli esercenti, che non possono solo limitarsi a chiedere i titoli “giusti” o lamentarsi per quelli che mancano, ma anche assicurare il giusto sostegno alle uscite in sala anche in estate: il marketing locale avrà sempre più peso in futuro, e non è un caso che alcune aziende stiano studiando strategie ad hoc da questo punto di vista. Ma quanto fatto finora, nel positivo rapporto soprattutto tra direzioni marketing e responsabili di multiplex e circuiti, non basta più: per attrarre pubblico in un periodo comunque difficile (quest’anno non c’erano eventi sportivi come Europei o Mondiali di Calcio, ma la Confederations Cup ha avuto un successo imprevisto; e il caldo è comunque un problema), servono idee sempre nuove e attività in grado di vincere un’inerzia certamente maggiore nel pubblico rispetto ad altri momenti dell’anno. Ovviamente, grandi responsabilità – come dicevamo – hanno quei distributori che non partecipano mai o quasi mai alla “battaglia estiva”. Una battaglia che finora è sembrata solo interesse di poche aziende e pochi manager, come se non riguardasse il futuro di tutto il mercato. Chi se ne tira fuori, e magari – come purtroppo capita ancora di sentire – gongola pure per gli insuccessi altrui, pensando che gli incassi confermino la propria posizione, sbaglia di grosso. Se il mercato va male, di cosa ci si può vantare?

















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