“La liberalizzazione totale e selvaggia degli orari e delle aperture è solo un altro regalo alla grande distribuzione e una batosta per le piccole imprese”, ha urlato qualche giorno fa al TG7 un presidente di Regione. Manco a dirlo, rieccoci con la solita – e quanto mai trasversale - levata di scudi contro le liberalizzazioni e con l’ennesima invocazione di protezione dei piccoli Davide contro i grandi Golia. Peccato però che non si stia scegliendo fra grande distribuzione ed esercizi tradizionali, né tra la potenza economica delle grandi insegne e il valore anche sociale dei negozi di vicinato, ma si stia in realtà chiedendo di bloccare l’evoluzione stessa del commercio. Come avrebbe detto Henry Ford, si sta fermando l’orologio per cercare di bloccare il tempo. E aggiungiamo assurdamente, perché il quadro dei consumi è terribilmente cambiato e arroccarsi sul campanile del “Non siamo sempre aperti” ha veramente poco senso. In primo luogo perché non si può pensare certo che la valorizzazione e il rilancio del trade tradizionale possa passare da posizioni protezionistiche, quanto anacronistiche, né tanto meno imputare la possibile chiusura di altre centinaia di piccoli negozi al semplice fatto che le grandi superfici potranno permettersi di stare aperte fino alle 22 e le domeniche. Ma ancor maggiormente perché non dobbiamo farci illusioni: la sfida che oggi tutta la distribuzione ha di fronte è un’altra e ben più ardua: confrontarsi con acquisti in calo, ma pure più austeri e quanto mai meditati. E ciò significherà: meno scontrini, battute più basse – quel fenomeno che il grocery chiama trading down – ma anche una crescente resistenza alle lusinghe della leva prezzo e delle promozioni. Ecco che quindi la ricerca di nuovi e più liberi percorsi di relazione e di proposizione commerciale è assolutamente una strada da percorrere, se non la prima strada da imboccare. Come dice nelle pagine dell’inchiesta Roberto Cuccaroni: “Oggi vince chi sa leggere un consumatore quanto mai in cambiamento”. Questa è la strada, e lo dimostrano quei retailer che con coraggio e con ancor maggior visione hanno saputo guardare dentro queste profonde evoluzioni portando a casa anche successi rilevanti. Pensiamo a Zara o a Groupon, ma anche alle gelaterie Grom per rimanere nel campo della più forte tradizione.
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