Raee, finalmente. Cosa?
Ci sono voluti in tutto quasi cinque anni perché i decreti semplificativi del D.lgs. n. 151/2005 sui Raee fossero pubblicati. Possibile che ci volesse così tanto tempo per creare le condizioni per un’effettiva attuabilità della normativa? Possibile, perché le procedure imposte dalla direttiva europea erano in effetti tutt’altro che semplici da concretizzare. Consideriamo poi che l’avvio delle nuove modalità di gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici è avvenuto di fatto con la pubblicazione del secondo decreto attuativo a inizio 2008, e quindi “solo” due anni e mezzo fa. All’indomani dell’entrata in vigore del nuovo provvedimento dunque, che diventerà obbligatorio a partire dal 18 giugno, vediamo quali nodi sono stati sciolti, e quanto si siano nel frattempo create le condizioni per l’effettiva partenza del sistema Raee.
Per cominciare, l’eco-contributo, da utilizzare per il corretto smaltimento dei rifiuti, viene tributato ai soli produttori. Peccato però che la gestione del ritiro 1 contro 1 gravi esclusivamente sulla distribuzione. E qui iniziano le difficoltà. Innanzitutto il trade deve assolvere a una serie di formalità burocratiche, come l’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali e la tenuta del registro di carico e starico. In secondo luogo, i negozianti devono istituire dei punti di raccolta per lo stoccaggio degli apparecchi ritirati; il che significa non solo avere spazio da adibire a questo scopo, ma anche assicurare che il suddetto spazio garantisca la tutela ambientale - anche perché, non si sa bene per quale fulmineo meccanismo, i vecchi elettrodomestici che fino a ieri hanno assolto alla loro funzione si trasformano istantaneamente in “rifiuti pericolosi”.
Passando al trasporto, all’obbligo degli adempimenti ambientali per i trasportatori – che il trade avrà ovviamente la responsabilità di verificare - si aggiunge il limite imposto alle dimensioni degli autoveicoli, che risulta inferiore rispetto alla maggior parte dei mezzi generalmente utilizzati. E arriviamo finalmente ai centri di raccolta comunali: “Di isole ecologiche si parla poco”, dicono a tutt’oggi i distributori del Centro-sud, dove spesso, nel migliore dei casi, i Raee devono fare lunghi viaggi per arrivare alla corretta destinazione.
Insomma, le complicazioni generate dai decreti “semplificativi” sono parecchie. E mentre abbondano proclami e convegni sulla tutela ambientale, la realtà è che il retail dovrà districarsi tra nuovi adempimenti, spesso in assenza delle premesse necessarie, e ingegnarsi per proseguire proficuamente la propria attività. E come sempre, ne siamo certi, saprà farlo.

















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