Se l’incentivo non va al retail...
Che la torta degli incentivi non fosse ricca, lo si era capito già da tempo. Eppure, dato per certo fin dai primi annunci il coinvolgimento degli elettrodomestici, il canale eldom nutriva speranze sicuramente più rosee. La dura realtà, invece, è che a fronte di pesanti oneri burocratici e di ripercussioni anche finanziarie (visto che i contributi anticipati dal negoziante vengono rimborsati “al netto delle spese di gestione della procedura”), tra le categorie coinvolte l’eldom è stato probabilmente il più penalizzato dai dettami del decreto. Il comparto del built in, che costituisce insieme alle cucine il cuore del sistema incentivi 2010, influisce infatti solo per il 16% sul suo giro di affari, appannaggio per il resto del canale mobilieri.
Ciò nonostante, alcuni operatori della distribuzione, con un pizzico di scaltrezza e fantasia, hanno cercato di bere quel “bicchiere mezzo pieno” apprezzato anche da diversi rappresentanti dell’industria. Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, infatti, abbiamo assistito ad alcune operazioni promozionali legate agli incentivi che - senza entrare nel merito degli specifici contenuti - delineano un settore propositivo, che non si adagia ad aspettare aiuti dall’alto, ma cerca di volgere anche i nodi critici a proprio favore.
L’insuccesso del decreto per il retail costringe però a rimettere a tema l’importanza di un’efficace azione politica e istituzionale a livello non solo d’industria, ma anche di commercio, settore che genera complessivamente oltre il 70% del valore aggiunto nazionale. Il lavoro di realtà come Aires e Federdistribuzione, dunque, accompagnato anche da una maggiore visibilità, è fondamentale nell’ottica di garantire alla distribuzione il giusto riconoscimento. E misure adeguate per il futuro.

















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