Editorialisti

04 Maggio 2020

Come uscire dall’impasse?

Linda Parrinello

E' un numero particolare questo di Tivù, pensato e scritto, nonché più volte modificato, sull’onda degli eventi – imprevedibili – che stanno caratterizzando la vita sociale ed economica del nostro Paese in queste settimane. Già, perché il coronavirus oltre a impattare pesantemente sui palinsesti e sulle audience del presente, sta stravolgendo la messa in cantiere dei programmi dell’immediato futuro. Set e produzioni sono stati cancellati in virtù del lockdown e delle regole di distanziamento sociale che rimarranno in vigore a lungo anche durante la cosiddetta fase 2 dell’epidemia.

 

Proprio sulle ricadute di tale impatto abbiamo voluto fare il punto, così come – grazie a una ricerca a cura dell’Osservatorio europeo dell’audiovisivo – sull’evoluzione della produzione seriale in Europa nel quadriennio 2015-2018. Una stagione tutto sommato positiva, e i cui risultati tarderanno a replicarsi negli anni a venire, viste le nubi che si addensano sul comparto. Abbiamo altresì voluto fare il punto su un genere e un mercato, quello del documentario, che – al pari dell’informazione e a tratti meglio dell’informazione, perché i documentaristi di solito hanno la memoria più lunga e riflessiva dei giornalisti – nei prossimi mesi sarà in prima linea per cercare di raccontare e di rappresentare quanto ci sta accadendo oggi. Un settore che, finalmente, con la costituzione dell’apposita Direzione Produzione Documentari della Rai (sulla quale abbiamo intervistato il direttore Duilio Giammaria), pare scorgere la luce in fondo al tunnel, ma il cui lancio è stato purtroppo rinviato a fine anno. Comunque sia, le parti in causa sembrano avere le idee chiare sul da farsi, il quando però è ancora in forse, eppure il fattore tempo gioca un ruolo primario per un servizio pubblico che in quest’ambito sconta ben oltre 60 anni di ritardo rispetto alla Bbc... Un gap enorme, che ci si augura sia colmato al più presto. Così come dalle decisioni editoriali e di palinsesto dei prossimi mesi, assunte da broadcaster e piattaforme, dipenderà la tenuta di tutto il mercato audiovisivo nel suo insieme, pesantemente provato dallo stop forzato. Quelli a venire, l’estate stessa, saranno mesi particolari: dopo settimane di repliche forzate, le reti come potranno uscire dall’impasse?

Linda Parrinello

In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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