Ho cominciato a scrivere questo articolo alle 11,59. Considerando che ho iniziato a produrre alle 8 del mattino, tra un minuto inizierò a lavorare per me mentre fino a ora ho lavorato per il Fisco. Ecco, un minuto è passato e per oggi il mio dovere di contribuente l’ho fatto. D’ora in poi lavorerò per me e non per le tasse. È un po’ tardi, ma siccome è stato calcolato che tutti lavoriamo quattro ore al giorno per contribuire alle casse pubbliche, l’unica soluzione per iniziare a lavorare per me prima delle 12 sarebbe, ovvio, alzarmi prima la mattina. Se mettessi la sveglia alle 6,30 e iniziassi a lavorare alle 7 avrei raggiunto l’obiettivo di iniziare a produrre per me dalle 11 in poi. Se poi decidessi di alzarmi all’alba, alle 10 avrei già dato. Ma è assurdo. Eppure in Italia circa la metà della retribuzione di un occupato se ne va in contributi, imposte, addizionali, eccetera. È ovvio che occorrerebbe un taglio delle tasse e, in particolare, di quelle che, con scarso senso della comunicazione, Prodi chiamava il “cuneo fiscale”, che è la differenza tra ciò che l’azienda paga e quello che il lavoratore incassa. Ma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, purtroppo con dati incontrovertibili, è convinto che in questo momento non sia immaginabile una riduzione delle tasse. Tuttavia tutti sappiamo che una strada per ridurre le tasse in busta paga c’è: riformare le pensioni. Per sostenere il costo degli assegni a favore di chi oggi è in pensione (o ci andrà a breve) chi lavora paga circa il 45% di contributi. Nel 2007 addirittura, per non far crollare il sistema, vennero aumentati i contributi pensionistici a carico dei Cocopro, cioè dei giovani. Bisogna fare il contrario: anticipare gli effetti della riforma Dini (che dispiegherà i suoi effetti solo nel 2022) e consentire oggi, soprattutto ai giovani, di pagare meno tasse. Gli oppositori sono molti, e non solo tra i pensionati, ma se si dice no a questa fondamentale rivoluzione di cui l’Italia ha bisogno, non si può, nello stesso momento, lamentarsi delle troppe imposte. Se non si intraprende questa strada ai «bamboccioni» non resterà che alzarsi alle 3 del mattino. E non è detto che sia sufficiente.
Marco Cobianchi
Marco è giornalista economico del settimanale Panorama e collabora con Business People dove tiene la rubrica/editoriale Senza rete. E' anche autore di alcuni libri, l'ultima fatica letteraria ha per titolo Bluff, perché gli economisti non hanno previsto la crisi e continuano a non capirci niente (Orme Editori)
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