La maggior parte degli uomini, o Paolino, rimprovera alla natura di essere stata avara con noi per averci dato una vita così breve e veloce che, salvo pochissime eccezioni, ci abbandona proprio mentre ci accingiamo a sperimentarla.
Questo fatto, che tutti considerano una disgrazia, provoca il risentimento e le lamentele non solo del volgo ignorante ma persino di uomini colti e famosi, che hanno la medesima sensazione delle gente comune (...). Ma il tempo che ci è stato assegnato non è poco di per sé, siamo noi che ne perdiamo molto.
La vita è sufficientemente lunga, anzi più che abbondante anche per realizzare le più grandi e difficili imprese, purché si sappia spenderla bene dall'inizio alla fine. Ma quando la passiamo tra gli agi e l'indolenza o non la utilizziamo per niente di buono e vantaggioso, giunti alla resa dei conti, mentre prima non la sentivamo nemmeno scorrere, allora si ci sembra che sia volata in un lampo. È proprio così: la nostra vita non è breve, siamo noi che la rendiamo tale. Non è che lei sia tirchia, siamo noi che la dissipiamo.
Come immense e regali ricchezze, se capitano in mano di un cattivo padrone, spariscono in un battibaleno, mentre capitali anche modesti, se affidati a un buon amministratore, aumentano, per gli utili che ne sanno trarre, così la nostra vita riesce molto lunga a chi sa farla fruttare.
De brevitate vitae, Seneca

















Aggiungi un commento