Editorialisti

20 Giugno 2018

Il quid che serve alla Prima Infanzia

share Silvia Balduzzi - Babyworld

I primi mesi del 2018 non hanno rappresentato la tanto attesa svolta per il mercato italiano della Prima Infanzia. Complice la situazione socio-politica che ha caratterizzato il Paese nel suo complesso, determinando una maggiore cautela nei comportamenti d’acquisto degli Italiani, il mercato dei Baby Product ha iniziato l’anno con decrementi significativi delle vendite, tanto a volume quanto a valore. A dirlo gli ultimi dati GfK, relativi al periodo Gennaio-Aprile 2018, che mostrano come il mercato della Prima Infanzia si sia contratto in Italia, rispetto al pari periodo del 2017, con decrementi a valore del 12,2% e a volume del 5%. Ma sono le stesse rilevazioni a confermarci come il canale specializzato sia sempre più, per diverse categorie merceologiche, il punto di riferimento per il consumatore finale. Come sottolinea anche Sandro Pietrogrande, Country Manager di Cybex e gb Italia, nell’intervista di copertina, «una parte del mercato della Prima Infanzia si sta riappropriando della missione originaria, quella di essere l’interlocutore e il consulente ideale per le nuove famiglie». Missione che hanno sposato anche i retailer che hanno partecipato al workshop curato da Babyworld, in occasione dell’ultima edizione di Toys Milano, del quale ospitiamo un ricco reportage su questo numero. Offerte di prodotti distintivi, servizi costruiti sulle esigenze della clientela e organizzazione di eventi in store, ma non solo. Oggi la specializzazione e, quindi, la personalizzazione, a cui sono chiamati i retailer della Prima Infanzia, comprendono molti altri aspetti: dall’utilizzo delle rete e dei social network per comunicare in modo più efficace con la clientela e per aumentare la pedonabilità sul punto vendita alla costruzione su misura dell’intera esperienza di vendita.