30 Aprile 2009

Verso un retail diverso

share Vito Sinopoli

 

La crisi finanziaria cominciata un anno fa ha macinato effetti totalmente inimmaginabili al momento del suo inizio. Il mondo della finanza creativa e della speculazione è imploso, e la prima conseguenza è stata che la crisi finanziaria si è tramutata in crisi economica. E i danni si sono riversati sulle industrie del bianco e del ped e sul retail. Meno consumi e meno produzioni, prezzi in caduta pur di vendere e margini in contrazione. Linee di produzione bloccate e retailer obbligati ad abbassare le serrande hanno fatto in modo che la crisi diventasse sociale. I modelli di consumo sono venuti meno e molti hanno dovuto fare i conti con la minor disponibilità di spesa. Noi come abbiamo reagito? È cambiato il nostro modo di pensare? È cambiato il nostro modo di fare business? Sono cambiate le nostre priorità?

La maggior parte dell’industria ha dovuto cambiare atteggiamento: maggior “potere” ai finanziari, più attenzione al credito, stretta alle spese di rappresentanza, tagli di personale, budget di investimenti above e below the line ridotti. Il retail sta facendo la sua parte rimettendo al centro dei propri pensieri il modo più opportuno per far quadrare i bilanci. Ma quale strada intraprendere per raggiungere questo obiettivo è la domanda esplicita che sentiamo porre da molti negozianti. I tentativi di risposta sono la riduzione dei costi, il miglioramento del mix, l’aprirsi a nuove categorie merceologiche per aumentare la pedonabilità dei punti vendita. Basterà? Non lo sappiamo, certamente nella situazione attuale non ci sono garanzie né per coloro che hanno scelto di essere in grandi gruppi d’acquisto né per coloro che vanno avanti individualmente. A questo punto il singolo imprenditore deve capire che strada intraprendere, se andare avanti da solo in modo completamente autonomo e artefice del proprio destino commerciale oppure far parte di un gruppo e rinunciare a un po’ della sua autonomia e vivere questa “partecipazione”. I grandi gruppi d’acquisto per conquistare il singolo imprenditore propongono modalità di affiliazione molto diverse che vanno da strutture centralizzate e dirigistiche alla quasi totale libertà di griglie e di spazi di manovra. Quale di queste modalità sarà la più adeguata per affrontare questo particolare momento?

Di certo stiamo assistendo a un nuovo fervore che ci metterà di fronte a un retail diverso, poi se fatto più di solisti o di orchestre lo vedremo, e presto.

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