03 Aprile 2019  09:16

Bagnoli Rossi: «Solo il 55% degli utenti è consapevole dei rischi della pirateria»

Valentina Torlaschi
Bagnoli Rossi: «Solo il 55% degli utenti è consapevole dei rischi della pirateria»

Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale FAPAV

FAPAV ha diffuso ieri gli ultimi dati della ricerca Ipsos

In occasione di un convegno organizzato alla LUISS Business School, FAPAV - Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali ha diffuso ieri gli ultimi dati della ricerca Ipsos (appendice di una ricerca più ampia già presentata nei mesi scorsi) sull’evoluzione della pirateria audiovisiva in Italia: dati interessanti che si concentrano soprattutto sulla percezione dei rischi informatici (violazione della privacy e sicurezza di dati personali) da parte degli utenti. Dalla ricerca emerge infatti che solo il 55% di chi fa uso di pirateria ha piena consapevolezza dei rischi che incorre, e la percentuale si abbassa al 49% se si restringe il campo agli under 15. Per quel che riguarda la consapevolezza della illegalità di questo consumo, il 78% dei pirati è a conoscenza del fatto che la pirateria è un reato ma solo il 55% ritiene che sia improbabile essere scoperto e ancor meno sanzionato.

Altro dato da ricordare, è il prezzo della pirateria: all’anno l’industria audiovisiva perde 617 milioni di euro a causa della mancata fruizione attraverso i canali legali di film e serie piratati mentre è di 1.05 milioni di euro la stima del fatturato perso da tutti i settori economici italiani a causa della pirateria audiovisiva. Un prezzo che incide anche sull’occupazione: sono 5.700 i posti di lavoro a rischio a causa del consumo di contenuti illegali. Complessivamente è di 369 milioni di euro il danno stimato sull’economia italiana in termini di PIL e di 171 milioni di euro la stima dei mancati introiti fiscali (IVA, imposte sul reddito e sulle imprese).

«Come si evince dal basso livello di consapevolezza – ha dichiarato Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale FAPAV – il vero problema risiede proprio nel fatto che compiendo queste azioni, non solo si viola la legge, ma abbassa il livello di sicurezza e tutela della propria identità personale, offrendo, il più delle volte senza accorgersene, al mondo dell’illegalità web, ciò che di più intimo ed inviolabile possediamo, ovvero i nostri dati, le nostre informazioni, i nostri comportamenti».

Lucia Borgonzoni, Sottosegretario di Stato per i Beni e le Attività Culturali, ha invece così commentato: «La pirateria è un business e i proventi non vanno a chi crea e distribuisce i contenuti ma a vere e proprie organizzazioni criminali. Una visione romantica della pirateria ha cercato di convincerci che si trattasse di un fenomeno di libertà, realizzato da 'benefattori' ma tutti sappiamo che non è così e che, se vogliamo continuare ad avere artisti, musicisti, autori che vivono del proprio lavoro e della propria creatività, dobbiamo favorire la fruizione legale».

Di seguito una sintesi degli altri risultati della ricerca:

• 37%: l’incidenza complessiva della pirateria (di film, serie e programmi televisivi) tra gli italiani di 15 anni o più nel 2017. Il digitale si conferma la modalità preferita di pirateria, 33% e in particolare lo streaming, 26%. Il download/P2P appare in aumento, attestandosi al 22% (+ 5%).

• Pirateria film: 30% (-3% rispetto al 2016).

• Pirateria serie: 21%

• Pirateria programmi: 19%

• 631 milioni: la stima complessiva degli atti di pirateria, in calo del 6% rispetto all’anno precedente. In crescita i programmi tv piratati, film e serie rimangono però i contenuti preferiti dai pirati italiani.

• 110 milioni: il numero stimato di fruizioni perse di film e serie.

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