02 Luglio 2012  17:18

Consiglio di Stato, una sentenza a favore dell’esercizio

bosr
Consiglio di Stato, una sentenza a favore dell’esercizio

Annullata la sentenza del Garante che nel 2006 multò l’esercente Luigi De Pedys per aver proiettato il trailer del film horror ‘The Exorcism of Emily Rose’ (Sony) prima del film per famiglie ‘I fantastici 4’


Il Consiglio di Stato dà ragione a Luigi De Pedys contro l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Ripercorriamo velocemente i fatti. Nel 2006 una madre fece ricorso all’Autorità garante perché al cinema Splendor di Milano, gestito dall’Arco Film di Luigi De Pedys, prima de I Fantastici 4, venne proiettato il trailer del film Sony The Exorcism of Emily Rose, un trailer ritenuto dal genitore violento e in grado di minacciare e spaventare il figlio con cui si era recata al cinema. Da qui la decisione di ricorrere al Garante. L’Autorità, con atto del 21 giugno 2006 dette ragione alla madre, comminando una multa di 33mila euro a Sony e di 25mila euro a Luigi De Pedys. La sentenza venne confermata anche dal Tar del Lazio cui De Pedys ricorse. Il Consiglio di Stato, invece, in data 20 giugno 2012, ha accolto il nuovo ricorso dell’esercente, annullando così tutte le precedenti sentenze. Luigi De Pedys ricorda che «il visto di censura del trailer e del film erano entrambi per tutti, senza alcuna limitazione per i minori, ragione per cui ci sentimmo autorizzati alla libera proiezione di entrambi. Nonostante abbia mostrato al Garante entrambi i visti di censura aventi data di emissione antecedente l’uscita del film, è stata comminata comunque la sanzione di 25mila euro». Ora, dopo sei anni di ricorsi e di battaglie giuridiche che si sono concluse con una vittoria non scontata «provo profondo risentimento e rammarico nei confronti delle associazioni o unioni di distributori, esercenti, produttori che, benché informati, hanno ritenuto di lasciarmi solo senza dare neppure un appoggio dei propri uffici legali per la formulazione dei ricorsi. Quella del Consiglio di Stato è una sentenza giurisdizionale e che sostituisce la letterina inviata (bontà loro) dall’Anec raccomandando gli esercenti di visionare quello che proiettano... Sono lieto di aver agito da solo, non avendo avuto mai nessun appoggio da alcuna associazione in oltre 55 anni di attività e di aver perso tempo e denaro in sei anni di ricorsi per il beneficio di tutti».

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Commenti

Dies irae

Caro Gino, sono sorpreso dalla tua piccata risposta al mio commento, che andrebbe diviso in due parti. La prima parte lamentava la "negligenza in vigilando" dell'imprenditore, assimilabile in questo caso all'editore. Nel tuo commento, al punto "a" (che, confesso, non mi è chiaro) parli di "garanzia di circolazione" e "guai a chi tocca" i trailer. Credo che tu facessi riferimento all'obbligo (?!?) di proiettare i trailer in base ad accordi col distributore. Non credo che sia questo il problema. Al punto "b" dici che l'esercente non può avere sotto controllo tutto quel che proietta. Ora, come mi insegni, anche nella tua veste di pioniere del cinema a luci rosse, gli edicolanti non vengono accusati di diffondere materiale pornografico, se questo è contenuto in buste sigillate il cui contenuto non è visibile dall'esterno. Con le "centinaia" di presentazioni è diverso, si possono visionare in anticipo e soprattutto chi si occupa di cinema a 360 gradi sa bene che un film horror è diverso da un film per famiglie. Pertanto, a prescindere dal visto censura, per una questione di "delicatezza" e/o rispetto della clientela, io mi aspetto che chi offre uno spettacolo abbia il controllo diretto o indiretto (attraverso collaboratori) di quel che mostra al pubblico. È il suo mestiere. Quanto al contenuto della sentenza, che non ho letto (mi sono colpevolmente limitato a commentare un articolo), tu precisi che il tribunale ha dato un giudizio non di merito ma sulla procedura, ovvero sulla (in)competenza dell'autorità che ti ha (illegittimamente) sanzionato. Non bisogna essere esperti di cinema, come tu pretendi, per leggere le sentenze. Di fatto, ti è stato detto che hai subito una sorta di processo illegittimo. Ciò non cambia la sostanza della mia obiezione, che - ribadisco - non riguarda la liceità del tuo comportamento (sei innocente davanti alla legge) ma la tua "leggerezza", giustificabile quanto vuoi (non hai cento occhi) ma non esentabile dall'assunzione di reponsabilità verso i tuoi clienti. Tutto qua. La seconda parte del mio commento, avrai notato, era a tuo favore: tutto questo meccanismo è obsoleto e ti (ci) è costato molto. Ti faccio presente che mi sono permesso di intervenire sulla questione non come "professore" (non ho niente da insegnare, tanto meno a te) ma come componente di nomina ministeriale della commissione censura. Forse questo dettaglio non è compreso nella versione non aggiornata del mio curriculum che, da mio ex agente, hai simpaticamente voluto rispolverare. Ognuno si porta appresso la sua reputazione, nel bene e nel male. Et de hoc, satis (PS: è latino...).

Replica di Luigi De Pedys ad Alberto Pasquale

Caro Alberto,
ho letto il Tuo commento circa il mio ricorso al Consiglio di Stato del 20 giugno 2012 e mi sono reso conto di quanto “i professori” siano teorici e di quanto “gente di cinema a 360 gradi” come me siano pratici. Il Consiglio di Stato (e qui sta la mia battaglia) ha sancito essere “illegittimo” il provvedimento censurato in primo grado (Autorità del Garante) e secondo grado (Tribunale che dichiarò la sua incompetenza in materia) in quanto “il sistema di tutela è costituito esclusivamente dagli atti delle commissioni competenti (cioè quelle di censura)”.
Questo il succo del provvedimento.
Inoltre aggiungo io:
a) come fa il distributore (vedi in questo caso Sony) a fornire agli esercenti la presentazione prima e il film dopo, investendo miliardi senza avere una garanzia di circolazione, ma addirittura “imponendo” per contratto agli esercenti, “guai a chi tocca le presentazioni”?
b) come fa l’esercente che da tempo gestisce diverse multisale con decine di schermi ad essere contemporaneamente presente alle ore 14,30 in tutte le sale e giudicare per conto proprio decine di film e centinaia di presentazioni e valutare se proiettarli o meno?
Quindi prima di fare commenti “cattedratrici” e parlare di cinema concretamente non basta aver fatto il direttore marketing in una casa americana prima e il direttore generale poi (per breve tempo) in altra casa americana, su particolari che non si conoscono senza aver letto il dettaglio delle sentenze in questione.
Con affetto
Luigi De Pedys

Aggiungo !!

IL garante piuttosto FACCIA subito qualcosa , per sanzionare chi immette immagini pornografiche
senza filtro. E i soldi che usa per le stro..... li faccia fruttare in modo piu' proficuo per la comunita'.
E mi meraviglia che nessuno in ITALIA stia denunciando a gran voce questo GRAVISSIMO problema. (UNA PIAGA)
TUTTI IPOCRITI ???????
P.S. non mi venga detto la solita storiella che non e' possibile, perche' i server sono in altri paesi !!!
Per le scomesse on line illegali ci sono RIUSCITI BENISSIIIMMOOO !!!

QUI' STIAMO DANDO DAVVERO I NUMERI !!!!!

Ormai l'ipocrisia IMPAZZA, ma qalcuno si e' mai posto il problema
che su internet si vede la PORNOGRAFIA senza che nessuna Autorita' (IL GARANTE !!!!!!) faccia nulla per impedire
che un minore possa cliccare e vedersi di tutto e di piu'. Siamo arrivati davvero al ridicolo,
denunciare un esercente AUTORIZZATO !! che propone un trailer senza nessuna censura, con costi per lui e la comunita'
davvero esorbitanti difendersi in TRE GRADI DI GIUDIZIO !!!! e' una vergogna !! Un bambino su tre guarda i porno su internet e aumenta l'aggressività nei confronti delle donne Lo rivela una ricerca che individua la causa nella diffusone su Internet di filmati e immagini pornografiche facilmente reperibili da qualsiasi utente
E IL GARANTE DORME !!!!!Scusate e' impegnato a denunciare De Pedys .
SONO CONTENTO CHE ABBIA VINTOO !!! le spese dovrebbero accollarle a chi a messo in piedi questa Pagliacciata !!

Il problema è un altro...

Posto che, a prescindere dal nulla osta, un imprenditore (esercente) debba comunque assolvere al suo ruolo con coscienza, vigilando su ciò che è opportuno mostrare o non mostrare ai minori (all'epoca anche le mie figlie - in un'altra sala - si spaventarono per quel trailer), il vero problema è il sistema di attribuzione dei divieti. I tempi cambiano, il mondo cambia e i tre livelli: per tutti, vietato ai 14 e vietato ai 18 non sono sufficienti. Quanto sono costati questi 6 anni di denunce e ricorsi a De Pedys e allo Stato?

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