20 Aprile 2020  08:57

Ep. 3: Come ripartire? - Parla Massimiliano Orfei

Paolo Sinopoli
Ep. 3: Come ripartire? - Parla Massimiliano Orfei

Massimiliano Orfei, Coo di Vision Distribution (foto di Loris T. Zambelli / courtesy of Vision Distribution)

Le riflessioni del Coo di Vision Distribution

Continua su e-duesse la rubrica "Come ripartire?" con gli interventi di alcuni esponenti dell’industria cinematografica che provano a immaginare in che direzione andrà il settore una volta che i cinema riapriranno.

«Quando ripartire? Questa, tra le tante, è la prima domanda a cui dobbiamo dare una risposta», spiega Massimiliano Orfei, Coo di Vision Distribution, in un'intervista esclusiva a e-duesse. «Riapriamo le sale il prima possibile, anche se con restrizioni all'accesso? Oppure teniamo duro e riapriamo quando saremo tornati alla piena normalità, anche se si trattasse di aspettare fino a dicembre o a gennaio? Più di tutto mi preoccupa una riapertura a mezzo servizio, non solo per gli eventuali accessi limitati ma anche perché le misure di sicurezza e le restrizioni sarebbero un ulteriore ostacolo psicologico per il pubblico. Significherebbe, quasi certamente, ripartire con un'aspettativa di ricavi dimezzati e rischieremmo di aggiungere danno al danno.
Quindi lei sarebbe più orientato verso una ripartenza tardiva e senza limitazioni?
Mi sembra chiaro che, da un punto di vista normativo, la riapertura potrebbe avvenire in più fasi, la prima delle quali probabilmente caratterizzata da stringenti misure di contenimento e protezione. Fermo restando che non può che essere l'esercizio, unitariamente, a guidare questa decisione, la mia opinione è che dovremmo tenere duro ed evitare di riaprire prematuramente sull'onda dell'emotività, senza una chiara e oggettiva analisi dei benefici rispetto ai costi. Io immagino la riapertura come una grande festa per il cinema, preceduta da una imponente campagna di comunicazione, una sorta di Moviement 2.0, e un'offerta di prodotto da subito fortissima. Non sarebbe possibile farlo con una riapertura fortemente condizionata dalle misure sanitarie. Vedo un grande pericolo, per tutti, in una riapertura in sordina. Vanno, però, valutate le tempistiche: è chiaro che se bisogna attendere un anno per ripartire alla grande, rischiamo di incontrare difficoltà difficilmente superabili. Il tempo, purtroppo, non gioca a nostro favore. In ogni caso, se si decidesse di riaprire pur in presenza di restrizioni, è prioritario applicare protocolli che trovino il giusto equilibrio tra la necessaria esigenza di sicurezza e il messaggio di pericolo che arriverebbe allo spettatore.

Nella prima fase, gli incassi saranno piuttosto ridimensionati. Andranno forse rivisti i parametri di valutazione dell’escalator?
Noi dobbiamo lavorare affinché il mercato delle sale torni forte come e più di prima. Se questo avviene, non mi pare prioritario il problema degli escalator. Diverso se dovessimo affrontare una ripartenza debole, graduale, sul lungo periodo; in questo caso diverrebbe inevitabile rivedere i modelli di valorizzazione dei diritti sulle filiere successive, perché ci troveremmo di fronte a un mercato sala che fatica a generare i valori economici necessari. È evidente, però, che a quel punto andrebbero fatte anche alcune riflessioni sulle window.
In che modo?
Se Tv e piattaforme dovessero rivedere i loro modelli di valorizzazione, sganciandoli in tutto o in parte dalle admission cinematografiche, probabilmente ci verrebbe chiesta una maggior flessibilità sulle window, magari adottando modelli misti. Ad esempio, mentre i film con maggior potenziale di incasso potrebbero mantenere la tradizionale finestra per gli sfruttamenti successivi, si potrebbe ipotizzare una maggiore flessibilità per il prodotto più debole, almeno nel periodo transitorio, anche uno sfruttamento digitale in contemporanea o molto ravvicinato con la sala. È un ragionamento che va fatto d'intesa con l'esercizio, come abbiamo fatto per questo momento di totale lockdown. In ogni caso, ci tengo a sottolineare che bypassare la sala per andare direttamente in piattaforma non è un modello economicamente sostenibile per l'attuale assetto dell'industria cinematografica, non solo in Italia.
Nella ripartenza non sarà facile costruire un’offerta cinematografica importante.
Al momento abbiamo diversi film già pronti, che non sono potuti uscire a causa dell’emergenza Coronavirus, ma potremmo avere una carenza nella prossima stagione invernale. A breve capiremo se potremo riavviare i set nelle massime condizioni di sicurezza e ci auguriamo davvero che possano riaprire non più tardi di luglio-agosto. Se non fosse possibile, dovremo lavorare sul prodotto a disposizione, evitando una competizione ordinaria. Vista la situazione di emergenza, mi sembrerebbe indispensabile mettersi attorno a un tavolo e trovare un’intesa condivisa sulle pianificazioni distributive, cercando di ottimizzare il prodotto disponibile nell’interesse di tutti. Anica, Apa e Cna stanno lavorando assiduamente per trovare i giusti protocolli che garantiscano le condizioni necessarie per tornare a girare il prima possibile. Forse l’unico grande problema rimasto sul tavolo è quello delle assicurazioni. Non abbiamo ancora certezze ma c’è la determinazione assoluta di tornare sui set e di portare in sala film importanti. Non è semplice, ci sono problemi ma ce la dobbiamo e possiamo fare.
Leggi l'ep. 1 con Andrea Occhipinti
Leggi l'ep. 2 con Giampaolo Letta

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