04 Settembre 2018  19:24

Produzione, crollano gli investimenti

Stefano Radice
Produzione, crollano gli investimenti

I dati Mibac del 2017, anno di transizione tra vecchia e nuova normativa. Diminuscono i film con budget oltre gli 800mila euro

Più film prodotti ma forte calo degli investimenti. Si possono sintetizzare in questo modo i dati relativi al 2017 che il direttore generale cinema del Mibac, Nicola Borrelli, ha presentato questa mattina al Lido di Venezia, nell’ambito della Mostra del Cinema. Borrelli ha fatto presente “che il 2017 è stato un anno di passaggio tra la vecchia normativa e quella nuova che, però, non era ancora operativa. A livello di tax credit si è fatto riferimento al vecchio ordinamento”. Nel 2017 sono stati prodotti 235 film, contro i 223 del 2016. Per film prodotti, ha ricordato Borrelli, si intendono quelli che hanno ottenuto il nulla osta alla proiezione in sala. Dei 235 film il 74% sono di finzione, il 25% documentari e solo l’1% di animazione. Un segnale preoccupante è quello degli investimenti che sono crollati dai 344 milioni del 2016 ai 263 milioni del 2017; in contrazione il costo medio per un film che scende da 1,8 milioni nel 2016 a 1,5 milioni di euro nel 2017. Per quanto riguarda le fasce di budget, stabile il numero di film realizzati con meno di 200mila euro. Cresce del 41% la fascia tra i 200mila e gli 800mila euro (58 titoli nel 2017 contro i 34 del 2016). Diminuiscono i film con budget tra gli 800mila euro e 1,5 milioni (22 nel 2017, 33 nel 2016) e quelli oltre i 2,5 milioni di budget (da 27 a 20). Nella composizione dei costi per un film, si nota una forte riduzione dell’apporto degli investitori esterni che registrano 36 milioni nel 2017 contro gli 85 milioni nel 2016: “Un dato – ha sottolineato Borrelli – che denota come si sia sentita l’incertezza rispetto a una normativa non ancora entrata in vigore. Venendo al tax credit, cono 145 i film che hanno richiesto una forma di credito di imposta (87%), erano stati 129 nel 2016. Dagli 800mila euro di budget in su, si sono chiesti crediti di imposta per il 100% dei film; per i film tra i 200mila e gli 800mila euro questa percentuale scende al 79% mentre per la fascia sotto i 200mila euro, al 67%. Sono stati 12 i film stranieri per i quali è stato chiesto un credito di imposta (25 nel 2016); anche questo è un ambito che ha risentito dell’incertezza relativa alla nuova legge prima che entrasse definitivamente in vigore. “Nel 2018 – ha continuato il direttore generale – sono in netta crescita i film internazionali per i quali è stato chiesto un credito di imposta; siamo già a 37 nel primo semestre; questo richiederà attenzione finanziaria da parte del Mibac”. Per quanto riguarda la produzione audiovisiva, sono state 106 le opere ritenute ammissibili di tax credit nel 2017; erano state 76 nel 2016. Sono state 57 le società che hanno beneficiato di questa forma di sostegno pubblico. Sono 96 i titoli pensati per lo sfruttamento televisivo e dieci quelli per il web. Per quanto riguarda i generi, sono 60 le fiction, 40 i documentari e 6 i progetti di animazione. Su un totale di investimenti complessivi di 435,6 milioni di euro, il credito totale richiesto è stato di 74,6 milioni contro i 36,1 milioni del 2016”. Nel commentare i dati, Francesca Cima, a capo dei produttori Anica, ha evidenziato come dato preoccupante “il calo del budget medio di produzione. Vedo modalità produttive che si contraggono e questo avrà ripercussioni anche a livello occupazionale per chi lavora nel settore”. A margine dell’incontro, Michele Casula di Ergo Research che, dal 2010, si occupa della ricerca “Sala e salotto” per l’Anica, ha fatto il punto sui moviegoers, ovvero coloro che vanno al cinema almeno una volta all’anno: “Erano il 52% degli italiani nel 2016, il 51,5% nel 2017 e scenderanno sotto il 50% nel 2018; in contrazione c’è anche la fascia d’età under 45 che è quella che di solito genera i due/terzi del box office. Altro dato significativo riguarda i cinemad, ovvero quei 2,3 milioni di spettatori che generano, da soli, il 30% del box office; ci risulta che alla fine dell’anno saranno andati meno al cinema. Anche questo è un segnale da tenere presente”.

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