08 Febbraio 2016  09:29

Attività commerciali, crescono quelle in street e on line

Elena Reguzzoni
Attività commerciali, crescono quelle in street e on line

Il caro affitto e il peso delle imposte secondo un’analisi di Confesercenti spingono soluzioni commerciali più ‘leggere’ e meno tradizionali

“Più ristoranti e bar, avanza il fenomeno dello street food, più store sul web, meno negozi tradizionali: il caro affitti e le imposte spingono le attività fuori dai locali”. Questa è in grande sintesi la fotografia che ha scattato Confesercenti dei trend nel mondo del commercio: “Anche nel 2015 si conferma il trend di destrutturazione delle attività commerciali e turistiche. E mentre sempre meno persone decidono di avviare un negozio tradizionale, aumentano le aperture di ristoranti, bar e delle imprese commerciali che fanno a meno di una sede fissa, dai negozi online alle bancarelle di moda allo street food”. La classifica stilata dalla confederazione sulla tipologia di esercizi più vivaci dice infatti che “I comparti a maggior vitalità sono quelli delle imprese più nomadi: non a caso il primato va ai negozi online, che nel 2015 vedono aprire 16 nuove imprese ogni 100 già attive (16%). Seguono il commercio su area pubblica di prodotti vari, (15,5%), e lo street food, che nel 2015 mette a segno un tasso di natalità del 10,7%, più del doppio del 4,4% registrato in media dal complesso dei servizi di ristorazione e bar” sottolinea la nota di Confesercenti. “Anche nel 2015 si conferma la stasi delle forme di attività più tradizionali e strutturate” spiega il Segretario Generale di Confesercenti Mauro Bussoni: “Colpisce infatti che i settori più dinamici siano quelli che presentano meno spese di avvio e costi di gestione più leggeri, come per l’appunto i banchi e le attività di ristorazione o di commercio mobili. Il caro affitti e l’incremento di imposte e tariffe stanno indirizzando i due settori verso una forte destrutturazione, spingendo commercio e turismo fuori dai negozi, verso la strada ed il web. E stanno ridisegnando i contorni delle nostre città, in particolare dei centri storici, dove i negozi continuano a diminuire, sostituiti solo parzialmente da pubblici esercizi e bancarelle. Su queste ultime, però, aumentano anche i dubbi”.

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