21 Marzo 2016  09:35

L’Italia cresce poco perché appesantita

Elena Reguzzoni
L’Italia cresce poco perché appesantita

Mariano Bella

Per Confcommercio il trend positivo, ma non brillante, del Pil e dei consumi del 2015 - e quello previsto per il 2016 e 2017 - è condizionato dai gravi difetti strutturali

Il nostro Paese cresce poco perché appesantito. Questo è il quadro in grande sintesi tracciato dal responsabile dell'Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, commentando i dati contenuti nel "Rapporto sulle economie territoriali", la cui presentazione ha inaugurato la tradizionale due giorni della Confederazione a Cernobbio. Nel dettaglio Bella ha sottolineato:

"La crescita dello 0,8% del Pil italiano del 2015 è troppo lieve. Se lo scorso anno c'è finalmente stata una crescita del Pil e dell'occupazione, il minimo che si potesse raggiungere era un 1% che era la previsione fatta anche da noi, grazie al contesto internazionale favorevole e a una politica fiscale interna almeno ‘distensiva'". Una crescita quindi niente affatto eccezionale, insomma, tanto più che anche proiettandosi al 2016 e al 2017 la situazione cambia davvero poco: “E allora bisogna domandarsi perché l'Italia è incapace di cogliere le opportunità del contesto economico favorevole e perché è così lenta nell'approfittare delle riforme così faticosamente approvate. La risposta è semplice: il Paese è schiacciato ancora da gravi difetti strutturali che non sembrano in via di aggiustamento. Si chiamano: deficit di legalità e di accessibilità logistica, eccessi di carico fiscale e di burocrazia, scarsa qualità del capitale umano e agiscono in modo particolarmente sfavorevole in diverse regioni meridionali”, ha aggiunto Bella. Le cifre della crescita sono infatti come sempre una media tra il contributo di alcune regioni più dinamiche – come la Lombardia e il Nord-ovest - e di regioni ancora in recessione, come la Calabria, o a crescita nulla, come diverse aree del Mezzogiorno, non ha mancato di evidenziare Bella. Il responsabile dell’Ufficio Studi ha poi concluso: “Per il 2016 prevediamo una crescita dell'1,6%, sostenuta dai consumi (+1,4%) e dagli investimenti (+1,6%), grazie a prospettive di breve periodo che restano favorevoli anche se sono crescenti i rischi al ribasso della previsione. Mentre la deflazione appare più un pericolo teorico che una reale minaccia”, quindi una maggiore crescita vs il 2015, ma sempre troppo tiepida.

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