02 Dicembre 2020  10:15

Lo strano caso della piattaforma della cultura

Paolo Sinopoli
Lo strano caso della piattaforma della cultura

Il ministro Dario Franceschini (© Getty Images)

Nasce la società controllata al 51% da Cdp e al 49% da Chili. Ma sono diverse le perplessità attorno a questo progetto…

Finora è sempre stato vago il ministro Dario Franceschini nel presentare la “sua” Piattaforma della cultura, inizialmente nota come la “Netflix della cultura”. Nuovi dettagli emergono solo ora che il progetto è stato annunciato ufficialmente. Il consiglio di amministrazione di Cassa depositi e prestiti (Cdp), come riportato anche da Italia Oggi, ha dato il via libera alla costituzione di una nuova società controllata al 51% da Cdp, che verserà 9 milioni di euro cash, e al 49% dalla piattaforma streaming Tvod Chili, che metterà a disposizione un controvalore di 9 milioni di euro in larga parte in infrastruttura tecnologica e know-how, e in piccola parte in cash. E, sempre secondo Italia Oggi, il progetto riceverà anche un finanziamento di 10 milioni di euro dal Mibact attraverso fondi stornati dal Recovery Fund.
L’obiettivo della piattaforma? Distribuire in streaming tutta la cultura e l’arte nel mondo: dai festival di cinema ai musei, dalle mostre d’arte agli spettacoli teatrali, dal turismo al balletto e alla musica leggera. È previsto anche un sistema di ticketing, a cura di Chili, per chi vuole assistere in streaming a opere e concerti a spettacoli in presenza fisica o in streaming dall’estero, e per chi vuole acquistare merchandising, promozioni e vouchering come forma di sostegno al comparto fortemente schiacciato dal Covid e dalle chiusure.

Ma restano tante le perplessità. Ci si chiede, ad esempio, come mai sia stata scelta una società privata come Chili per questa operazione e non una pubblica come Rai (che può già contare sull’infrastruttura tecnologica e sul know-how di RaiPlay) o come Cinecittà, forte di uno sconfinato archivio audiovisivo interamente digitalizzato e con cui Cdp sta avviando un piano di espansione. Inoltre, negli ultimi bilanci disponibili, Chili risulta in difficoltà finanziarie e questo accordo potrebbe apparire a molti come uno strano caso di “salvataggio aziendale”.

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