EAT ITALY
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(...) Gli elettrodomestici lo interessano sempre meno, dice che sta perdendo la vena creativa. Sembrano quasi lontani gli anni delle aree emozionali, in cui s’inventava un allestimento per ogni angolo. Da qualche mese lo corteggia il gruppo inglese Dixons. Un colosso quotato alla Borsa di Londra. Trentamila dipendenti, millecinquecento punti vendita in Europa. Perché no? Se mi danno mille miliardi io, quasi quasi, vendo. «Vendi», dice il Comandante Paolo. Oscar va a Londra. L’inglese lo parla poco e male, ma capisce dalle facce. Certo che al Muscatel è più facile. La trattativa va avanti mesi. Qualcosa non va, si dice Farinetti. A me sembra tutta una ripetizione. Perciò cede l’azienda, ma è già altrove. L’11 novembre 2002, mentre è nella sala d’attesa del notaio per firmare la cessione del marchio e della rete vendita, chiede alla segretaria un foglio A4. Prende la biro dal taschino. Comincia dal perimetro, come sempre. Un rettangolo con un’entrata e un’uscita, e in un angolo il forno a legna e la vendita del pane. Di fronte c’è il ristorante della pasta e della pizza, poi le birre e il posto di salumi e formaggi, con relativi tavoli. Più avanti le bancarelle di frutta e verdura, accanto il bancone vegetariano. Seguono la carne, l’acqua, il pesce, i dolci. Ogni cosa si può comprare o mangiare lì, subito. Vicino alle casse schizza una mezzaluna. È l’area didattica, dove ci s’impara a nutrire con i prodotti di stagione. «Dottor Farinetti, prego», lo interrompe il notaio. Oscar è vagamente contrariato. Proprio sul più bello, pensa. Proprio nel momento della creazione. È quello il piacere del mercante, lì dove assomiglia a un lavoro d’artista: prendere un foglio, tracciare i contorni, inventarsi il contenuto. E se riesci a riempirlo di persone hai fatto un’opera d’arte. A margine scrive la data e il nome, Eat Italy. In un luogo così ci dev’essere solo il meglio dell’enogastronomia italiana. Poi si alza e va a diventare un po’ più ricco. Firma, ringrazia, saluta, esce. Com’è in strada compone il numero dell’Architettone.
«Dove sei?» chiede.
«In Russia.»
«E quando torni?»
«Tra un po’.»
«Però appena torni chiama. Ho un disegno per te.»
«Un altro punto vendita?»
«Un’altra vita.»
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