13 Giugno 2016  11:47

Adv online poco trasparente

TV Eliana Corti
Adv online poco trasparente

Upa: la situazione italiana migliore di quella americana, ma occorre fare luce sui clic online

 

Non c’è abbastanza trasparenza nel business della pubblicità: a evidenziarlo è stata Ana- Association of National Advertisers, l’associazione dei pubblicitari americani in uno studio realizzato con K2 Intelligence (“An Independent Study of Media Transparency in the Us Advertising Market”). Il testo ha evidenziato alcune “cattive abitudini”, con i centri media che acquistano spazi all’ingrosso senza comunicare con il cliente-inserzionista il prezzo reale degli spazi o gli sconti ottenuti. Questa assenza di trasparenza, che dovrebbe invece essere «la pietra su cui si fondano le pratiche di media management» (come dichiarato dal Ceo dell’associazione, Bob Liodice) si riscontra in tutti i media: digital, stampa, out-of-home e televisione. «Riaffermate il principio per cui l’agenzia media sta gestendo il vostro business media», spiega Liodice agli associati. «Valutate che i termini degli accordi permettano di “seguire i soldi”, avendo riscontro di ogni singolo dollaro investito con il centro media». Ma è soprattutto il web a rivelare più di un lato oscuro: i risultati delle campagne vengono distorti nel momento in cui i clic sull’adv vengono fatti non da persone, bensì dalle macchine.

 

Un tema che sta a cuore anche a Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Upa, intervistato sul tema da “Italia oggi”. Se sul tema dei diritti di negoziazione il mercato italiano vive una situazione migliore di quella americana, grazie a alcune regole fissate dall’associazione in tema di audit e controlli, che ha portato a una sorta di autoregolamentazione, quello delle «fabbriche dei clic» è una questione spinosa anche per il nostro Paese. «Abbiamo provato a fare una chart per ricostruire tutti i passaggi, dall’investitore all’editore della piattaforma web. È venuta fuori una nebulosa in cui ci siamo persi anche noi». Ma la soluzione, secondo Upa, non arriverà tramite via legislativa, bensì facendo appello di trasparenza a tutti gli attori della filiera. Primo passo, di cui Sassoli parlerà all’assemblea dell’associazione del 29 giugno, sarà la realizzazione di uno studio del fenomeno.

 

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