30 Aprile 2015  15:33

Cairo «Berlusconi non sta smobilitando»

TV Emidia Melideo
Cairo «Berlusconi non sta smobilitando»

Urbano Cairo

E sullo sciopero dei suoi dipendenti: «Il mio sforzo non è stato del tutto capito»

Mentre si rincorrono i rumors sulle trattative di cessione di diversi rami delle aziende di Silvio Berlusconi, dal Milan a Mediaset Premium, Urbano Cairo non vede segnali di smobilitazione all’interno dell’impero dell’ex premier. «In queste settimane – ha detto, intervistato da Repubblica - abbiamo letto dell’offerta di Mediaset per le torri tv della Rai, attraverso Ei Towers, e del proposito di comprare i libri Rizzoli. Questi sono segnali di vitalità industriale». E sulla crisi di Mediaset, afferma che l’azienda «ha un power index molto, molto alto. Mi spiego: oggi loro hanno una quota della pubblicità superiore del 76% alla quota degli ascolti. Sono valori che, ne sono convinto, hanno innescato serie riflessioni all’interno di quel gruppo». E per quanto riguarda lo sciopero dei dipendenti di La7 indetto per oggi, ai lavoratori che chiedono gratificazioni risponde: «Quando ho preso La7, sarebbe stato facile andare al ministero e chiedere l’apertura dello stato di crisi. Licenziare, ricorrere alla cassa integrazione, ai prepensionamenti. Qualche editore lo ha fatto, io invece no. Uno sforzo che non è stato del tutto capito. Abbiamo azzerato le perdite, ma non siamo ancora usciti dal tunnel. La situazione è tutta da consolidare. Noi vogliamo confermare o migliorare i nostri ascolti per avere un’adeguata raccolta pubblicitaria. Investiremo e dunque sosterremo nuovi costi. Ma la ripresa dell’economia resta debole e intanto conserviamo una forza lavoro, a La7, ridondante nei numeri». Infine a proposito dei tetti pubblicitari in Rai: «Dare più pubblicità alla tv di Stato - che ha già in cassa più di un miliardo 600 milioni di canone e più di 600 milioni di spot - sarebbe una seria minaccia al pluralismo. In questi anni Viale Mazzini ha venduto gli spazi pubblicitari a un costo bassissimo, deprimendo a cascata anche le tariffe praticate da noi concorrenti della tv commerciale, e di tutta la stampa. L’effetto è che il costo contatto, da noi, è ormai la metà che in Germania o nel Regno Unito. Tutto questo peggiorerebbe se la Rai disponesse di più spazi da vendere».

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