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Il futuro dell’esercizio

Ora che le Giornate Professionali estive, a Riccione, sono state un indiscusso successo è difficile negare la nostra soddisfazione. Non solo e non tanto perché coinvolti dagli organizzatori – per la prima volta – tra i media partner, quanto perché della necessità di tornare a due appuntamenti professionali l’anno avevamo fatto una bandiera e una battaglia. Inascoltati per anni, a un certo punto solitari, finché anche l’Anec è tornata a richiederle con forza. Il risultato è stato eccellente per una serie di fattori: la capacità organizzativa di Remigio Truocchio, che si è speso con tenacia e creatività, la caparbietà e volontà “politica” del presidente Paolo Protti, il supporto dell’Anec e delle associazioni partner Anem e Anica, la scelta convinta di quasi tutti i distributori che hanno creduto all’evento ancor più che in passato (coinvolgendo come d’inverno vari artisti), l’adesione degli esercenti di ogni categoria e dimensione, la presenza di aziende tecniche e sponsor. Tutti hanno dato il loro contributo: non si può che registrare con piacere l’esito felice.
Archiviata Riccione, l’esercizio italiano si ritrova però con una serie di questioni. Per esempio quella della rappresentanza associativa. Della fusione di Anec e Anem non si parla più da tempo, e seppur sotto la stessa casa Agis la mancata unificazione è un’occasione perduta di rafforzamento. Insieme hanno combattuto una serie di battaglie e ottenuto importanti vittorie come – non da soli, ma all’interno di un’articolata rete di alleanze – quella sulla tassa sul biglietto e il rinnovo di incentivi e finanziamenti. Ma proprio questo fronte sta ancora una volta penalizzando le sale cinematografiche, rispetto ad altri segmenti come la produzione, e qui si vedrà in futuro il “peso” dell’esercizio.
Al momento la sua fotografia è in chiaroscuro. L’Anem guidata da Carlo Bernaschi conta soprattutto su Uci e poche altre sigle, dopo l’uscita di The Space Cinema che in questo momento fa gioco da sola. L’Anec, che deve tenere insieme i residui circuiti indipendenti di un certo peso, gli imprenditori con una certa importanza locale e i tanti piccoli esercenti, deve sobbarcarsi molte responsabilità: la presidenza di Paolo Protti, che da poco più di un anno è anche presidente Agis, ha saputo tenere insieme soggetti molto diversi e difendere gli interessi della categoria a livello politico o interassociativo. Ma a ottobre il suo secondo e ultimo (secondo statuto) mandato in Anec volgerà al termine; peraltro non deve essere semplice gestire quest’incarico in contemporanea con quello in Agis, molto impegnativo (pensando alle difficoltà di settori come teatro e lirica). La sua sostituzione richiede una riflessione profonda, già cominciata, per identificare le personalità più idonee, per profilo imprenditoriale e caratteristiche personali, per tenere insieme proprietari e gestori di multiplex, di multisale cittadine, piccolo esercizio; e al contempo assicurare credibilità e forza politica, nonché impegno e tempo – sottratti alla propria azienda – da dedicare al ruolo. In questa riflessione, che auspichiamo ampia e franca, si dovranno mettere a fuoco il ruolo che l’associazione vorrà avere in futuro, le priorità da perseguire, le strategie da adottare nei confronti di Anem e Anica, ministero, enti locali. Mettendo in primo piano il bene della storica sigla e dei suoi associati, che devono affrontare problemi sempre più complessi, prima che le comprensibili e legittime ambizioni personali.

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Antonio Autieri


Antonio Autieri, nato a Milano il 12 gennaio 1969 (sposato, due figli: Francesco e Luigi), è direttore del periodico di cinema Box Office dal primo numero del giornale (gennaio 1997). In precedenza si era occupato di cinema e di home video su varie testate di settore (Trade Home Entertainment) o per il pubblico (Video News, One). Il cinema è il suo mestiere e, come per tutti quelli che se ne occupano, la sua passione. Che si è evoluta e “allargata” nel tempo: dai film di (vario) genere degli anni dell’infanzia e della preadolescenza, visti per lo più in televisione (animazione ma anche western, gialli di Hitchcock o tratti dai romanzi di Agata Christie, perfino horror – adesso non più… - e gli amati comici di Totò) è passato per la scoperta al cinema negli anni del liceo, dei grandi autori: Bergman, Kurosawa, Tarkovski, Wajda, Zanussi… E se i cineclub ormai scomparivano, tv e videocassette permettevano di approfondire conoscenze e passioni contemporanee (Allen, Scorsese, Moretti) e del passato (De Sica, Fellini, Leone) per arrivare poi con gli anni dell’università e delle prime esperienze lavorative a “consumare” di tutto, grazie anche a festival e anteprime stampa. Scoprendo così che un buon prodotto “industriale”, talvolta, è meglio del film d’autore pretenzioso o mal riuscito. E soprattutto che un film visto al cinema non ha paragoni. Come il figlio più grande (Francesco, 5 anni) ha già avuto modo di imparare. I suoi film preferiti: Le notti di Cabiria, C’era una volta in America, Broadway Danny Rose e Manhattan.


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