Editorialisti

07 Ottobre 2016

Date di uscita. Serve un cambiamento

Stefano Radice

Una quarantina titoli da inizio dicembre all’Epifania. La gara di Natale si preannuncia, quindi, ricchissima di prodotto, con almeno una quindicina di film che si daranno battaglia a livello commerciale sia per quanto riguarda i blockbuster che per la proposta più di qualità ma con ambizioni di incassi non certo di nicchia. Abbiamo deciso di dedicare l’inchiesta di copertina di questo numero alle Feste di fine anno, per cercare di capire – quindi – che tipo di competizione ci troveremo di fronte. Sarà più o meno come per tutti gli anni – qualcuno potrà sostenere – e questo è vero. Ma la gara di questo fine 2016 è complicata da un elemento non secondario: l’uscita nel cuore delle festività di ben quattro commedie italiane, tutte con legittime aspirazioni di successo. Peccato che il box office dei film italiani di Natale si attesti da anni intorno ai 25/30 milioni di euro e che, quindi, i quattro titoli, salvo imprevisti, si divideranno la stessa fetta di pubblico. E l’1 gennaio arriverà nei cinema un certo Alessandro Siani con il suo Mister Felicità e per le quattro commedie la situazione si farà difficile. E allora, siamo sicuri che ci sia posto per tutti i film? La domanda è abbastanza retorica. La risposta è: no. Ci troveremo di fronte a uno scenario paradossale: tanti film in uscita e poco spazio nei cinema. Sì perché, come hanno sottolineato alcuni manager intervistati, i multiplex di 6-7 schermi non riusciranno a trovare spazio a tutta l’offerta. Per non parlare delle multisale e dei cinema cittadini dove si rischia l’intasamento. Se la caveranno i multiplex da otto schermi in su. Ha senso tutto questo? Non ci troviamo di fronte a una rinnovata incapacità di programmare le uscite con il rischio di danneggiare i film? Ogni distributore difenderà – legittimamente – le proprie scelte, sostenendo che non poteva comportarsi in modo diverso. Ma il risultato non cambierà: a Natale diversi film si faranno male. Queste Feste ci portano poi a parlare di estate. I due periodi dell’anno sono sempre sotto la lente di ingrandimento perché sono una l’opposto dell’altra. Se da una parte abbiamo un Natale da overbooking per quanto riguarda gli spazi da trovare nei cinema, l’estate ha il problema contrario. Troppo pochi i titoli di peso che vengono proposti con il risultato che le sale rischiano di essere senza prodotto e, in questo caso, sono soprattutto i cinema da otto sale in su a soffrire di più la penuria di offerta. Netto ribaltamento rispetto ai mesi invernali. Di estate, come si sa, ci siamo occupati spesso, anche di recente alle giornate Ciné con un convegno ad hoc. Ci sentiamo, quindi, di avanzare una proposta: perché le principali case di distribuzione (le major più 01 e Medusa per i loro titoli internazionali), non si impegnano per tre anni a far uscire i film nelle stesse date estive della Spagna che ha saputo fare dei mesi più caldi il suo punto di forza? Ci saranno rischi da correre, ma alla fine del triennio si tireranno le somme e si vedrà se questo mercato è riuscito a fare un bel salto di qualità. Ci sarà bisogno dei film ma anche del supporto dei principali circuiti: Uci e The Space sulla destagionalizzazione si sono fatti sentire poco. Davvero gli va bene questa situazione? Infine, chiudiamo con una nota. Nelle prossime settimane partirà la nuova distribuzione di Sky. Ovviamente è prematuro ogni tipo di giudizio però, sinceramente, ci aspettiamo che la prima distribuzione costituita da cinque tra i principali produttori insieme ad un broadcaster come Sky, contribuisca a risolvere questi nodi del mercato, migliorandolo.