17 Gennaio 2017  23:55

Dati 2016, non adagiarsi sugli allori

Stefano Radice
Dati 2016, non adagiarsi sugli allori

Gli interventi di Carlo Bernaschi (Anem), Nicola Borrelli (DG Cinema), Francesca Cima (produttori Anica), Luigi Cuciniello (Anec), Andrea Occhipinti (distributori Anica), Francesco Rutelli (Anica). I commenti ai numeri registrati l'anno scorso dal cinema

Giusto evidenziare i numeri positivi del cinema nel 2016 ma non bisogna adagiarsi sugli allori di un risultato fortemente condizionato da Quo vado? di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, che ha ottenuto oltre 65 milioni di euro di incasso per più di 9 milioni di biglietti. Questo, in sintesi, il minimo comune denominatore degli interventi che sisono registrati oggi all’Anica di Roma, durante la conferenza stampa di presentazione dei dati relativi al 2016 che è stato introdotto da Richard Borg, amministratore delegato di Cinetel.

  • Rutelli, presidente Anica: risolvere il problema stagionalità

Nel commentare i dati, ha specificato Francesco Rutelli, presidente Anica: “Il segno “+” ottenuto dal cinema l’anno scorso è stato raggiunto grazie a un fenomeno come Quo vado? e a successi come Perfetti sconosciuti. Ci sono state ottime performance di prodotti di qualità come Fuocoammare di Gianfranco Rosi o come La pazza gioia di Paolo Virzì che è uscito a maggio, in un periodo in cui di solito i film italiani non vengono distribuiti. Ci sono state anche rivelazioni come Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti. Non mancano, comunque, i problemi. I decreti attuativi alla nuova legge cinema, cui si sta lavorando, dovrebbero aiutare a risolvere il problema della stagionalità. E’ evidente a tutti che l’eccesso di concentrazione di film in alcuni periodi dell’anno e la scarsa presenza di prodotto in altri periodi, soprattutto italiano, è un problema che va risolto. L’idea che il cinema italiano abbia una concentrazione eccessiva in alcuni periodi e non in altri, non può continuare. Il cinema deve essere proposto per dodici mesi, con equilibrio. Certo non sarà facile venirne a capo ma questa è la priorità. Però la filiera deve dare una risposta complessiva e industriale a questo tema”. Rutelli è intervenuto anche sulla nuova legge cinema: “La riforma riguarda tutto il sistema audiovisivo e questo è il suo merito principale. Vedremo con i decreti attuativi che meccanismi premiali, nell’interesse della filiera, verranno introdotti. Per giudicare i risultati della riforma, dovremo però attendere tre anni, come ha sottolineato anche il ministro Franceschini. Per quanto riguarda i mercoledì a 2 euro, sono un esperimento che ha portato aspetti positivi. A febbraio tireremo le somme. Intanto abbiamo commissionato una ricerca su Cinema2Day che analizzerà anche il non pubblico, per cercare di capire le ragioni di chi al cinema non ci va”.

  • Cuciniello, presidente Anec: evitare forzature nel mercato

Nel suo intervento Luigi Cuciniello, presidente Anec, ha sottolineato che il settore “ha diverse questioni da affrontare. Se pensiamo all’offerta italiana del 2016, si è denotata una diversificazione nei generi; non ci sono state solo commedie. Il tema della programmazione equilibrata durante tutto l’anno ci chiama a riflettere. Nel periodo delle Feste di Natale sono usciti 29 film ed è inevitabile che per alcuni i risultati siano stati negativi, anche per mancanza di diversificazione di proposte soprattutto per quanto riguarda le commedie italiane. Inoltre, bisogna riflettere sulla qualità delle proposte che è determinante per il successo dei film e anche per la loro esportazione, come insegna il caso di Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, venduto in diversi territori. Per un certo prodotto italiano è importante una buona ricezione nei festival; lo dimostra il caso di La pazza gioia di Paolo Virzì che, presentato a Cannes e uscito a maggio sull’onda del festival, ha ottenuto ottimi risultati tra maggio e giugno. Certo, bisogna evitare forzature; la congestione di uscite porta le sale ad essere costrette a montare e smontare i film per colpa di un calendario schizofrenico. Il rammarico più grande del mercato è quello di uno spettatore che non riesce a trovare in sala il film che vuole vedere. Questo va evitato”.

  • Bernaschi, presidente Anem: si poteva fare meglio

Carlo Bernaschi, presidente Anem non è del tutto soddisfatto: “Il dato del 2016 è positivo ma poteva essere migliore. Non abbiamo approfittato fino in fondo dei successi di Checco Zalone e Paolo Genovese. Dal 16 dicembre al 6 gennaio, malgrado i 29 film usciti, abbiamo perso 6 milioni di spettatori. Stiamo soffrendo come esercizio per la mancanza di film in estate, ma soffriamo anche quando c’è abbondanza di film perché finiscono con il danneggiarsi. Dobbiamo correggere questa stortura. L’obiettivo è quello di film tutto l’anno”.

  • Occhipinti, presidente distributori Anica: day and date in estate

Andrea Occhipinti, presidente dei distributori Anica, per lo sviluppo della stagione estiva ha insistito sull’importanza dell’uscita dei film americani: “Se guardiamo gli ultimi cinque anni, le presenze registrate vanno da 90 a 105 milioni di spettatori Cinetel. La differenza la può fare un fenomeno come Checco Zalone che, però, non c’è tutti gli anni. Per far crescere il mercato e i suoi numeri, dovremmo avere un’offerta tutto l’anno. anche in estate. I blockbuster americani dovrebbero uscire in day and date con i mercati internazionali. Deve continuare la diversificazione del prodotto per generi, come accaduto nel 2016. Comunque, siamo soddisfatti per un anno positivo anche se non dobbiamo fermarci a questo risultato di crescita”. Sempre sull’estate, Occhipinti ha specificato: “L’offerta fa la differenza. Quando vengono presentati film importanti, la risposta del pubblico c’è mentre si notano ripercussioni quando i film vengono spostati. Certo, ci vorrebbero anche i film italiani commerciali per completare l’offerta. Inoltre, posizionando film tra giugno e agosto si decongestiona il mercato durante il resto dell’anno”.

  • Francesca Cima, presidente produttori Anica: fatica il prodotto medio

Francesca Cima, presidente dei produttori Anica invita a "leggere" i numeri: “Il dato è positivo per quanto riguarda il 2016. I numeri, però, ci dicono altre cose; ci fanno capire quello che dovremmo fare, su che tipologia di prodotto dovremmo insistere. Ci dicono che un documentario come Fuocoammare può avere il suo pubblico, che un film importante come La pazza gioia può uscire anche a maggio, che si può andare avanti sull’innovazione di linguaggio come ha fatto Gabriele Mainetti con Lo chiamavano Jeeg Robot o come ha fatto Paolo Genovese sulla commedia con Perfetti sconosciuti. Ma ci sono anche elementi negativi. A parte i primi titoli italiani in classifica, quello che è evidente è la riduzione dell’incasso di alcuni film medi da cui ci si aspettava risultati più alti. Ma anche il cinema americano corre lo stesso rischio; sui blockbuster si concentrano gli incassi mentre i crossover fanno fatica. Magari può essere la conseguenza dei tanti film in uscita in determinati periodi. Crescono anche i film italiani distribuiti, ma poi bisogna vedere di che tipo di film si tratti”.

  • Nicola Borrelli, direttore generale cinema del Mibact: Non accontentarsi

Nel suo intervento conclusivo alla conferenza stampa di presentazione dei dati Anica, il direttore generale Mibact Nicola Borrelli, ha pungolato il settore: “Dobbiamo essere soddisfatti dei numeri positivi del settore nel 2016. Ma bisogna evidenziare alcune criticità. La stagionalità è un tema ineludibile ed è la causa della mancata crescita costante del nostro mercato in questi anni. L’ambizione della nuova legge cinema è quella di non accontentarsi di un +6% ma di raggiungere numeri più importanti per tutto il settore audiovisivo. Vedo che l’anno scorso sono usciti 208 film italiani; credo che sia un record. Cresciuto anche il numero complessivo di film, 554, rispetto a un numero di sale costante. Spesso, quindi, non c’è la sala dove andare a vedere i film che non trovano spazio. Mi chiedo, perché escono così tanti film italiani? Perché sono concentrati solo in sei mesi? Una considerazione va fatta; molti di questi film escono non per andare in sala ma per prepararsi ad altri sfruttamenti. Questo, però, crea confusione in un mercato ristretto. E un analogo discorso si potrebbe fare per le cosiddette uscite tecniche che riguardano anche i film stranieri. Non dobbiamo accontentarci, quindi, dei 105 milioni di spettatori del 2016; dobbiamo lavorare affinché il settore cresca. Sembra che l’esigenza dello spettatore sia l’ultimo dei temi; ogni settore della filiera pensa solo ai propri interessi mentre noi dobbiamo rimettere al centro quello che vuole lo spettatore”. Sui decreti attuativi che saranno legati alla legge cinema, ha poi concluso Borrelli: “Saranno una quindicina. Attualmente ci sono documenti di lavoro ben strutturati su crediti di imposta, sui nuovi contributi automatici e sui contributi selettivi; saranno i primi predisposti e velocemente pubblicati”. Sul tema dei tanti film italiani usciti e dello spazio trovato in sala, ha chiosato il presidente Anec Luigi Cuciniello: “Un terzo dei film italiani non raggiunge le mille presenze, un dato che dice tutto. Si deve fare un lavoro sulla qualità e la tipologia dei film programmati ma anche sulle modalità con cui vengono distribuiti. La sala oggi ha cambiato l’approccio alla programmazione con il digitale ma spesso non c’è offerta adeguata, sia di film ma anche di eventi. Vanno create le premesse perché gli esercenti possano lavorare con un’offerta all'altezza, anche di cinema italiano. Chiediamoci: tutti i film devono proprio uscire in sala e nello stesso modo?”.

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