29 Giugno 2019  07:32

Decreto Bonisoli, le norme per il cinema

Redazione
Decreto Bonisoli, le norme per il cinema

Il ministro per i Beni Culturali, Alberto Bonisoli (courtesy of Mibac)

Norme per Tv e piattaforme on demand

Norme più stringenti per i contratti precari nelle Fondazioni Liriche e meccanismi che incoraggiano i responsabili dei teatri ad assumere, per concorso, personale in pianta stabile con dotazioni di organico certe. Punta a mettere ordine nel settore, “primo step di una complessa operazione di rilancio”, sottolinea il ministro della cultura Bonisoli, il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri. Che sblocca anche circa 35 milioni per il finanziamento delle attività del ministero. E nell’ultima parte interviene con tre norme importanti per il cinema e l’audiovisivo, che in parte ridimensionano in parte rendono applicabili alcuni punti della Legge Cinema varata dal governo Renzi.

Per il cinema, l’intervento, venendo incontro (dopo un lungo lavoro di concertazione con i protagonisti del settore) alle critiche che accolsero a suo tempo il decreto Franceschini, ridimensiona le percentuali di titoli italiani che le emittenti private sono obbligate a programmare. E in parte anche le aliquote relative agli obblighi di investimento sulla produzione italiana. Confermate le severe sanzioni per chi si sottrae.
Mentre nuovi paletti rivedono gli obblighi degli operatori on demand, come Netflix, disciplinandone la presenza in Italia. Un intervento riguarda infine la “censura” con una modifica della commissione che era stata prevista dalla legge Franceschini (vengono aumentati i componenti e tolta la figura del sociologo). Confindustria Radio Tv applaude: “rende nel complesso più funzionali, graduali e flessibili le modalità con cui i fornitori di servizi media audiovisivi devono promuovere le opere europee e italiane”. Positivo il commento del presidente dell’ANICA Francesco Rutelli: “Le misure varate dal governo vanno accolte positivamente”, dice all’ANSA l’ex ministro dei beni culturali e vicepresidente del consiglio. Che critica il fatto che “l’entrata in vigore degli obblighi di investimenti e programmazione di broadcaster e piattaforme slitta di un anno (a gennaio 2020)”, ma assicura: “l’insieme delle norme può consentire una programmazione per industrie e settori creativi che sono sfidati da enormi trasformazioni globali”.

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EDITORIALISTI

  • 10 Giugno 2019
    Quest’estate, andiamo al cinema
    Chi è andato al cinema in questi mesi avrà sicuramente visto proiettato con costanza un trailer di incentivo ad andare...
Stefano Radice

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