30 Ottobre 2017  14:57

Aires e VTKE “No al router imposto dai gestori”

Elena Reguzzoni
Aires e VTKE “No al router imposto dai gestori”

Le due associazioni si appellano all’Agcom affinché venga sancita “la limitazione della rete pubblica (quella sotto il controllo dei provider) fino alla borchia di rete fibra-rame e non al modem riconoscendo così per cominciare il diritto di scelta dell’utente”

Il Regolamento della Comunità Europea tutela la libertà dell'utente di utilizzare un modem-router a propria scelta per la connessione a Internet, eppure le violazioni nel nostro mercato sembrano molto frequenti. Ha denunciarlo è Aires e l’associazione dei fabbricanti di terminali di telecomunicazione VTKE che sollecitano un intervento dell’Agcom. “Man mano che si diffonde la banda Ultra Larga, gli Internet provider italiani, contravvenendo alle disposizioni comunitarie, costringono gli utenti ad adottare, spesso a pagamento, un router proprio sotto il completo controllo della compagnia. Con conseguenze sulla libertà e la riservatezza dell’utente, ma anche con prestazioni spesso al di sotto delle aspettative dei clienti. Agcom dovrebbe intervenire per ristabilire il principio del router libero come nell’era dell’ADSL” evidenzia Davide Rossi, direttore generale di Aires. Cosa chiedono quindi le due associazioni? “Il tema è già entrato nelle aule parlamentari anche in Italia, e per certi versi parrebbe che l’attuale legislazione tuteli già il principio del router libero. Ma gli Internet provider italiani hanno “forzato” l’interpretazione, identificando il router non tanto come un apparato di proprietà e di libera scelta e configurazione da parte dell’utente, ma come ultimo terminale della rete pubblica, su cui è necessario che il gestore abbia il pieno controllo per garantire il buon funzionamento della rete. Ovviamente, questa interpretazione è impropria e strumentale a non far ricadere il router imposto nelle fattispecie sanzionate dalla normativa europea” precisa Rossi che prosegue: “Per questo motivo sarebbe auspicabile che AGCOM, nell’ambito della propria attività di regolatore, operando a favore della tutela dei cittadini e dei loro diritti digitali, sancisse che il router non è un nodo della rete pubblica ma debba essere considerato piuttosto il primo apparato della rete locale, e quindi sotto il controllo dell’utente. Come peraltro sia la logica che la collocazione evidente all’interno delle mura domestiche suggeriscono. In pratica, va sancito il confinamento della rete pubblica (sulla quale ha senso che il gestore abbia il pieno controllo) fino alla borchia di rete fibra-rame e non all’apparato”.

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