13 Ottobre 2015  12:50

Commercio, ben 630 mila negozi attualmente sfitti in Italia

Elena Reguzzoni
Commercio, ben 630 mila negozi attualmente sfitti in Italia

Confesercenti esorta un patto tra commercianti e proprietari di negozi, amministrazioni comunali per invertire il trend

 

“I consumi interni ripartono anche se molto lentamente, ma la crisi del commercio non si arresta”. È questo l’allarme lanciato ieri da Confesercenti: “La desertificazione di attività commerciali nei centri urbani continua ad avanzare: in Italia ci sono ormai oltre 627mila locali commerciali sfitti, quasi il 25% del totale disponibile, con valori percentuali che in alcune periferie sfiorano il 40%” prosegue la Confederazione: “Nei primi 8 mesi del 2015 sono sparite, tra negozi e pubblici esercizi, circa 30 imprese al giorno. E dal 2012 a oggi sono state oltre 300mila quelle che hanno cessato l’attività: un enorme numero di unità immobiliari che si sono liberate sul mercato in un periodo di tempo ridotto, cui vanno sommati i locali lasciati vuoti dalle imprese plurinegozio. La desertificazione colpisce il territorio con una diffusione a macchia di leopardo, ma è generalmente più evidente nei piccoli centri e nelle zone periferiche delle grandi città, dove ormai si trovano serrande calate anche nei centri commerciali. Il più alto numero di negozi sfitti si trova nelle regioni a maggiore densità di locali ad uso commerciale: Lombardia, (oltre 82mila) Campania (quasi 70mila) e Lazio (circa 62mila). “La crisi economica, le liberalizzazioni e gli affitti che, soprattutto nelle aree di pregio commerciale, sono sempre più elevati, stanno svuotando le città di negozi”, dichiara il Presidente Nazionale di Confesercenti Massimo Vivoli. “I segnali della resa dei negozi e sono ben visibili nelle migliaia di saracinesche abbassate. Per agevolare il ripopolamento di botteghe, proponiamo l’inserimento nella prossima legge di stabilità di una norma che permetta di introdurre canoni concordati e cedolare secca anche per gli affitti di locali commerciali. In questo modo si favorirebbe, in un momento di ripartenza dell’economia, la ripresa del mercato immobiliare, dando allo stesso tempo nuovo impulso alla rinascita del commercio urbano e delle botteghe. Secondo le elaborazioni del nostro ufficio economico con l’introduzione di un canone concordato e cedolare secca potrebbero rinascere, nell’arco di due anni, circa 190mila negozi. Per il fisco – tra gettito Irpef, Tari e Irap pagate dalle imprese – sarebbe un introito aggiuntivo di 1,5 miliardi di euro”.

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