29 Agosto 2018  09:45

L’Antitrust indaga su Dazn e Sky

Eliana Corti
L’Antitrust indaga su Dazn e Sky

Diletta Leotta, volto di Dazn Italia, e il direttore Marco Foroni (©UsDazn)

Aperte due istruttorie per presunte pratiche commerciali scorrette e possibili violazioni dei diritti dei consumatori

Dopo le segnalazioni dei singoli consumatori e alcune Associazioni di consumatori (tra cui il Codacons), l’Antitrust ha avviato due procedimenti istruttori per presunte pratiche commerciali scorrette e possibili violazioni dei diritti dei consumatori nei confronti di Sky Italia e di Perform Investment Limited e Perform Media Services S.r.l., il gruppo presente in Italia con Dazn.

Le “accuse” contro Sky riguardano il fatto che la pay tv avrebbe adottato « modalità di pubblicizzazione dell’offerta del pacchetto calcio per la stagione 2018-2019 che, in assenza di adeguate informazioni sui limiti dell’offerta relativi alle fasce orarie, potrebbero avere indotto i nuovi clienti ad assumere una decisione commerciale non consapevole». Per quanto riguarda i clienti già abbonati al pacchetto calcio, la condotta di Sky «potrebbe presentare profili di aggressività in quanto - a fronte di un significativo ridimensionamento del pacchetto in relazione al numero delle partite trasmesse e in assenza dell’informativa sulla possibilità di recedere dal contratto senza penali, costi di disattivazione e senza la restituzione degli sconti fruiti - il professionista avrebbe indotto tali soggetti a rinnovare l’abbonamento nell’erroneo convincimento che l’offerta non fosse mutata». Non avendo acquisito il consenso del consumatore rispetto alla nuova opzione del pacchetto calcio 2018/2019, Sky potrebbe inoltre aver violato l’articolo 65 del Codice del consumo.

Le attività contestate a Dazn riguardano il claim “quando vuoi, dove vuoi”, «che farebbe intendere al consumatore di poter utilizzare il servizio ovunque si trovi, omettendo le limitazioni tecniche che potrebbero impedirne o renderne difficoltosa la fruizione». Contestata anche la modalità di fruizione del mese gratuito e dell’offerta di servizio “senza contratto”, «mentre in realtà il consumatore stipula un contratto per il quale è previsto il rinnovo automatico, con conseguente esigenza di esercitare l’eventuale recesso per non rinnovarlo». Sotto la lente anche l’automatico addebito dell’importo per i mesi successivi dopo il primo mese di prova gratuita: «in quanto il consumatore, creando l’account, darebbe inconsapevolmente il proprio consenso all’abbonamento al servizio, dovendosi attivare per esercitare il recesso e quindi evitare gli addebiti automatici».

Secondo l’Antitrust tali comportamenti potrebbero violare gli artt. 21, 24 e 25 del Codice del Consumo.

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