Un po’ a sorpresa, dopo l’immobilismo dei mesi precedenti, a fine luglio il disegno di legge presentato dal ministro Sandro Bondi ha smosso le acque. Un ddl con molti argomenti: la revisione dei finanziamenti alla produzione, un nuovo divieto per i minori, l’abolizione di sostegni alle sale d’essai, una stretta sulla promozione. E poi ancora l’abolizione dei premi di qualità, delle sottocommissioni ministeriali (proposta un’unica commissione di cinematografia) e del sostegno alle industrie tecniche. Il disegno di legge – che corregge e integra parti del decreto Urbani del 2004 nonché la “legge censura” del 1962 – è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri e ora affronterà l’iter parlamentare, a cominciare dalle commissioni; sarà quindi suscettibile di modifiche a seguito del confronto promesso dal ministro. Anche perché finora con le categorie non c’è stato o quasi, come hanno denunciato gli esercenti. Mentre i produttori, che attendevano da tempo la restrizione dei finanziamenti pubblici, incassano con parziale soddisfazione le promesse di rinnovo degli incentivi. Auspicando, poi, nuove forme per rendere finanziariamente autonomo il settore (ma non è chiaro come). Nel merito, è interessante l’introduzione di una nuova soglia per la tutela dei minori (anche se la soluzione migliore rimane quella americana, che coinvolge i genitori): da anni ci battevamo per una maggiore articolazione delle fasce d’età. Piuttosto ci sembra anacronistico il meccanismo che impedisce la visione di tali film – oggi i “vm 14”, in futuro anche i “vm 10” – in prima serata tv, soprattutto pay, piattaforme che permettono maggiore controllo sui minori; serve una modifica di quelle norme. La selezione nel sostegno a eventi e festival ci sembra per quanto dolorosa, una misura di realismo; passata la crisi, però, sarebbe miope inaridire la promozione sul territorio. Il rischio è di un impoverimento culturale, considerando anche quanto la recente manovra colpisca gli enti locali. Non condividiamo invece l’abolizione di premi di qualità e sostegni alle sale d’essai: la prima ci sembra miopia (con 2,5 milioni - che pure negli ultimi anni saltavano per mancanza di fondi - si incentiva il lavoro della produzione di qualità), la seconda una grave incomprensione della realtà del mercato (i contributi all’esercizio sono definiti «non prioritari»). Speriamo in modifiche in corso d’opera. Da valutare la fine dell’automatismo per la qualifica d’essai, demandata alla nuova Commissione unica: se è vero che oggi c’erano certezze (i film da festival e di interesse culturale), non mancavano le polemiche; basti pensare ai blockbuster che diventavano d’essai per un passaggio festivaliero. Si valuterà caso per caso: un sistema più incerto, ma non sbagliato. Sulla produzione, poi, rimaniamo dell’idea che se si vuole limitare il contributo statale a corti, documentari e opere prime e seconde – cosa idealmente giusta, per eliminare l’assistenzialismo – si devono fornire ai produttori i mezzi per confrontarsi con il mercato. I coproduttori italiani del nuovo film di Paolo Sorrentino (Indigo Film, Lucky Red, Medusa) per un film da oltre 20 milioni di euro non hanno chiesto soldi allo Stato ma, oltre che a coproduttori internazionali, a Intesa San Paolo, entrata – prima volta per un istituto bancario – nella produzione di un film grazie al tax credit. Su tutto il ddl, infatti, incombe l’incertezza sul rinnovo degli incentivi fiscali. Finché il settore non lo porta a casa, tutto il resto rischia di essere contorno.
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