Quali linee per il futuro
Le Giornate Professionali di Sorrento vedono un freschissimo cambio alla guida dell’Anec. Dopo sei anni termina la presidenza di Paolo Protti e, al momento in cui scriviamo questo editoriale, è praticamente scontata l’elezione di Lionello Cerri (unico nome segnalato da alcune Regioni). Quale Anec si trova a guidare il nuovo presidente? Sicuramente non è una situazione facile, e non solo per l’Anec ma per tutto l’esercizio. Il mercato sala sembra in salute dal punto di vista dei numeri complessivi: lo scorso anno si arrivò 120 milioni di spettatori, cifra che non si raggiungeva da 25 anni; quest’anno c’è un calo ma siamo sempre molto sopra i numeri dei periodi più neri (giova ricordare che a inizio anni 90 si superavano a stento i 90 milioni di biglietti staccati, 20 meno di annate che oggi consideriamo mediocri). E, con buona pace di chi ancora li considera il male assoluto, tali numeri sono stati possibili soprattutto grazie alla rivoluzione dei multiplex. L’errore fatto, a più livelli, è stato però non accompagnare a tale trasformazione del parco sale la salvaguardia del meglio del tessuto tradizionale: errori politici, ma anche del settore, intendendo la distribuzione e la stessa associazione.
Oggi cosa può fare la “nuova” Anec? Spariti, alle prime difficoltà, gli imprenditori che non credevano più nel cinema, è rimasto – a prezzo di sacrifici spesso enormi – solo chi con passione e creatività fa ancora della sala cinematografica un importante polo di “economia della cultura”: termini, economia e cultura, che qualcuno ancora ottusamente contrappone. Occorrerà farlo capire a chi si occuperà di interloquire in futuro (in questo momento molto nebuloso) a livello politico con il cinema, sperando che l’attuale crisi finanziaria del Paese non degeneri ulteriormente. Nel frattempo, l’associazione dovrebbe passare dalla fotografia dell’esistente e dall’elaborazione di slogan a proposte realistiche. Che la trasformazione digitale sia urgente e che sia necessario non tagliar fuori da essa l’esercizio più fragile è evidente, a chi non ha preconcetti; che le sale di città svolgano un ruolo fondamentale per il mercato è ormai chiaro. Ma quali sono gli strumenti operativi, all’interno del settore o da chiedere con urgenza a Stato ed enti locali? Nel programma circolato tra iscritti all’associazione “per un’Anec rinnovata” (a proposito, perché non diffonderlo apertamente alla stampa e al settore? Abbiamo anzi l’impressione che non sia circolato neppure tra tutti gli aderenti all’associazione) si parla solo di organizzazione interna (tavoli tecnici, nuove figure dirigenziali, deleghe, ufficio studi, osservatori) ma non si entra nel merito delle problematiche che attanagliano il settore. E non è quindi chiaro su quali linee pensa di operare la nuova squadra. Ci è sembrato di capirlo di più, onestamente, da alcune interviste svolte di recente con alcuni presidenti regionali che sostenevano la candidatura Cerri. Forse a Sorrento inizieremo a saperne di più.
Sarebbe da capire, inoltre, come si pensa di lavorare con l’Agis presieduta dallo stesso Paolo Protti con cui la nuova dirigenza ha avuto qualche screzio (per usare un eufemismo) nei mesi scorsi. Sarebbe illogico non lavorare in sintonia con la casa madre, che oltre tutto vede al suo interno anche l’Anem (oltre all’Acec). Ma anche qui, oltre a un generico sostegno alla presidenza Protti e al rilancio del modello Agis, non si è saputo.
Infine, ancor prima di decidere cosa fare sarà opportuno stabilire un metodo e uno stile operativo. Nei mesi scorsi abbiamo visto e sentito cose che non ci hanno convinto. Che potremmo sintetizzare in un timore: che si formi un’associazione concepita e portata avanti in modo identitario, che non punti sul confronto tra tutte le anime e faccia anzi sentire come ospiti chi non la pensa allo stesso modo. Divisioni e settarismi non hanno mai fatto bene, da nessuna parte. Nemmeno in Anec.
Commenti
Log in o crea un account utente per inviare un commento.