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Rivista Abitare il bagno

Editoriale: contro ogni previsione

Contro ogni previsione, sono state proprio Disney+ e Netflix ad aver dimostrato recentemente che il vero moltiplicatore di valore è il cinema. Se non direttamente, almeno indirettamente. Come? Partiamo dalla Casa di Topolino. A novembre hanno riecheggiato in tutto il mondo i molteplici progetti presentati al Disney+ Day, un’enorme massa di titoli pronta a foraggiare i milioni di clienti del servizio streaming affamati di nuovi contenuti. The Walt Disney Company ha poi annunciato i 33 miliardi di dollari (contro i 14 miliardi di Netflix) che saranno investiti nell’anno fiscale 2022 per la produzione di nuovi contenuti, perlopiù in favore di Disney+, Hulu ed Espn+. Ma c’è un fattore che potrebbe essere sfuggito ai più: la maggior parte dei nuovi prodotti in arrivo su Disney+, sicuramente quelli di maggiore appeal, attingono proprio da quell’immaginario creato e alimentato da franchise cinematografiche e da singoli film cult. Se quindi, da una parte, The Walt Disney Company sembra aver momentaneamente rallentato la spinta sul cinema per accelerare la crescita delle proprie piattaforme, dall’altra dovrà fare i conti con il fatto che è il cinema il vero motore propulsivo, e non lo streaming. Per quanto riguarda Netflix, invece, interroga l’uscita in sala di È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, che non solo è uscito in 250 cinema, ma è rimasto in programmazione per ben tre settimane prima di approdare sulla piattaforma di Los Gatos. A riconferma che il cinema è un anello imprescindibile nella catena di valore di un film. Allo stesso tempo, però, resta intollerabile la decisione di Netflix di non comunicare i dati di incasso a Cinetel. Si rende, inoltre, essenziale (ne parliamo ormai da mesi) una regolamentazione chiara sulla window theatrical, valida per tutti. E se un accordo tra le parti non fosse una strada percorribile, allora bisognerà andare verso una Legge.