02 Ottobre 2015  14:21

Aires contro la nuova etichetta energetica

Emanuela Sesta
Aires contro la nuova etichetta energetica

Alessandro Butali

L’Assemblea Generale dell’Associazione si è riunita per disquisire della proposta della Commissione Europea che vorrebbe passare dall’attuale scala disomogenea a un sistema di scala unica di efficienza energetica che si applicherà per tutti i prodotti e avrà come estremi le lettere A e G

Si è riunita ieri l’Assemblea Generale Aires. L’ordine del giorno è stato discutere la proposta della Commissione Europea che abroga la Direttiva 2010/30/UE e le relative leggi nazionali di recepimento per sostituirla con un Regolamento che si applicherà contemporaneamente in tutti i Paesi dell’Unione Europea. In altre parole, si sta parlando della Direttiva che disciplina le etichette energetiche degli elettrodomestici e se il cambiamento voluto dalla Commissione Europea passasse, si passerebbe dall’attuale scala disomogenea (alcuni prodotti hanno una scala da A+++ a D, altri da A++ a E, altri da A a G) a un sistema di scala unica di efficienza energetica che si applicherà per tutti i prodotti e avrà come estremi le lettere A e G.

Il Presidente Aires Alessandro Butali, in una nota ufficiale, ha dichiarato: «Non ci convincono molti aspetti, in particolare la scelta di riscalare i gradi efficienza energetica lasciando al momento vuote le prime classi (A e B); in pratica agli elettrodomestici attualmente in “classe A+++” verrebbe attribuita una “classe C” con un evidente disorientamento dei consumatori e un rischio di contraccolpi nelle vendite. Si prospetta inoltre molto problematico il passaggio dal vecchio al nuovo sistema e il periodo di ‘doppia circolazione delle etichette energetiche’».

 

Per questo l’Associazione ha avuto mandato dai propri associati per operare affinché “vengano apportate rilevanti modifiche alla proposta presentata dalla Commissione Europea e attualmente al vaglio dei Parlamenti Nazionali”. «Ci attiveremo su tutti i tavoli italiani, coinvolgendo anche i colleghi che operano negli altri Paesi Europei perché si attivino parallelamente a noi al fine di segnalare ai propri Parlamenti e alla Commissione Europea le evidenti problematicità che il nuovo Regolamento potrebbe creare se non verrà opportunamente corretto», ha concluso Butali.

 

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