04 Maggio 2016  12:29

Samsung: “Servono nuove idee”

Roberta Broch
Samsung: “Servono nuove idee”

Daniele Grassi

In un mercato in cui tutti “si muovono sulle stesse cose con lo stesso approccio” Daniele Grassi, vice presidente CE, auspica “delle discontinuità, cambiando la qualità dell’attenzione, soprattutto verso il consumatore”

Dopo essersi seduti sul primo gradino del podio del free standing grazie alle market share conquistate nel lavaggio e nel freddo con price index oltre la media, lo scorso anno si erano dati come obiettivo lo sviluppo della redditività migliorando il mix di vendita e di margine. A un anno di distanza abbiamo voluto reincontrare Daniele Grassi, vice presidente CE di Samsung.

Prima cosa, com’è partito l’anno?

 

Il trend del primo trimestre è stato positivo e noi abbiamo performato meglio del mercato, soprattutto a sell out. Questo è solo un bene, soprattutto perché ritengo che nel tempo anche i retailer si renderanno conto che alzare lo stock non sia la soluzione corretta per loro, neppure alla fine dell’anno.

 

Si parla del mercato del bianco come di un settore dalle crescite ormai fisiologiche, ma a parte ciò è un mercato cambiato, diverso? Se sì, in cosa?

 

Oggi non va dimenticato che la reattività del consumatore è molto più alta e veloce e abbiamo evidenti segnali che anche la domanda di grandi elettrodomestici, se correttamente stimolata, può portare una positiva vivacità anche a un mercato di per sé più statico di altri, o stabile, se si preferisce. Un mercato - non dimentichiamolo - è il risultato delle azioni dell’industria e della distribuzione, ed è evidente che proprio gli stimoli impressi sia dai brand sia dalle insegne, in particolare da parte di alcuni player, abbiano portato un po’ più di fermento sul punto vendita. Questo è un primo evidente segnale che l’atteggiamento degli operatori verso il prodotto del bianco è diverso e sta cambiando, anche se a mio avviso lo shift non è ancora sufficiente e deve continuare.

 

Perché non è ancora sufficiente?

 

Perché dobbiamo riuscire ad informare, educare, quella porzione ancora consistente di italiani che “ho da 10 anni la stessa lavatrice e ne sono contento”.

 

Cosa serve per arrivarci?

 

Che cambi la quantità, ma soprattutto la qualità dell’attenzione non solo verso la categoria ma piuttosto verso il consumatore, che oggi francamente non è certo il focal point di questo mercato. I brand dell’industria si confrontano fra loro, le insegne fra insegne e ci si dimentica dello shopper, quando settori ben più poveri e fermi sono invece già votati al consumatore. Questo confronto, al momento impari , dovrebbe stimolarci a cambiare e a guardare chi è il cliente, cosa vuole e come. È elementare, ma ancora non si fa. E, aggiungo, se non impariamo a farlo in tempi brevi rischiamo di perdere opportunità di vendita, è molto semplice. La versione completa dell’intervista è disponibile sul numero di maggio di Trade Bianco, ora online.

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