10 Settembre 2018  15:06

Ecco perché siamo contro la contemporanea sala-web

Stefano Radice
Ecco perché siamo contro la contemporanea sala-web

Carlo Bernaschi (presidente Anem, foto P.Coccia) e Mario Lorini (presidente Anec, courtesy of Anec)

Il comunicato congiunto delle associazioni di esercizio Anec, Anem, Fice, Acec

«Le associazioni che rappresentano la quasi totalità delle sale cinematografiche italiane restano fermamente convinte che la visione di un film concepito per il grande pubblico debba avvenire prioritariamente su grande schermo, in una sala cinematografica. È una questione di gradimento, di valorizzazione del film come gli autori l’hanno concepito». Lo spiegano in un comunicato congiunto riportato da Cinenotes, Anec, Anem, Fice e Acec. «La sala – continuano le associazioni - è un amplificatore delle potenzialità commerciali del successo di un film. Il sistema di diffusione delle opere cinematografiche ha avuto sempre bisogno di una “finestra” per consentire la valorizzazione di ciascun film, la sua conoscenza da parte del pubblico nel tempo, la disponibilità nei diversi media con modalità e tempi diversificati. Tale modello distributivo non è cambiato (neanche negli Stati Uniti e fatti salvi alcuni test di mercato, o attività di nicchia, poco influenti) in quanto è certo che per l’intera industria cinematografica le uscite simultanee di ogni tipologia di film finiscano per abbattere la rilevante fonte di ricavo rappresentata dalla sala cinematografica, con conseguenze immediate sulla redditività delle produzioni, oltre che sulla sostenibilità delle sale cinematografiche. Negare il ruolo economico e sociale della sala cinematografica, imponendo unilateralmente le condizioni per le uscite contestuali sala-streaming per un film prodotto per il cinema (è il caso di Sulla mia pelle, il film sul caso Cucchi che ha debuttato a Venezia e ha beneficiato del sostegno statale per la produzione, e solo successivamente inserito nel bouquet di offerta di Netflix), vuol dire accettare che i festival e le sale diventino solo un passaggio tecnico finalizzato esclusivamente alla promozione delle offerte in streaming».

Le associazioni ricordano che altri competitor operanti nei servizi media audiovisivi (Amazon, per esempio), che hanno iniziato a produrre film per il cinema da inserire nei propri listini in abbonamento, condividono l’esistenza di un periodo di esclusiva della sala, consapevoli in tal modo di aumentare il valore commerciale e artistico del film. «L’attuale strategia distributiva di Netflix è pertanto incompatibile ed è grave che al bel film di Alfonso Cuarón, vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia sarà di fatto impedito di incontrare un largo pubblico nelle sale cinematografiche. Il crescente successo di eventi speciali nelle sale cinematografiche, che sia un concerto di Vasco Rossi, la fiction su De André o il lancio di nuove serie televisive come Gomorra o L’amica geniale, dimostrano proprio quanto sia imprescindibile il coinvolgimento in anteprima della sala cinematografica anche se si tratta di opere non concepite per il cinema».

Conclude il comunicato: «Per tale motivo Anec, Anem, Fice e Acec (come a livello internazionale Unic e Cicae, che raggruppano le sale cinematografiche e le sale d’essai di tutta Europa) si sono espresse contro tale forma di contemporanea, per evidenziare il ruolo e il significato della proiezione cinematografica come acceleratore del successo di un’opera e come luogo deputato per la “prima visione” di ogni film concepito per il cinema. A tali modelli le sale cinematografiche intendono attenersi, a beneficio di tutti, autori e spettatori compresi. Le Associazioni delle sale cinematografiche ribadiscono l’urgenza di stabilire, senza preclusioni, procedure di consultazione all’interno di tutta la filiera industriale e con Anica, Apt, Mibac e Regioni».

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