13 Luglio 2015  11:38

Anche l’ecommerce chiuso per ferie?

Gianfranco Caccamo
Anche l’ecommerce chiuso per ferie?

È passato alla Camera un ddl che obbligherebbe anche i siti online - e i distributori automatici - a chiudere dodici giorni l’anno

 

 

Presto nei siti ecommerce si potrebbe trovare il cartello “chiuso per ferie”. Secondo DDay.it alla Camera è, infatti, passato un disegno di legge firmato Movimento 5 Stelle, per modificare alcune norme che regolano la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi. Secondo le modifiche proposte dal M5S, tutti gli esercizi commerciali sono tenuti a chiudere per 12 giorni l’anno, tra cui sei scelti in una lista delle feste comandate (Natale, Capodanno e così via) – eccetto tutte “Le tipologie di attività di cui all'articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114”, ovvero una vecchia legge pre rivoluzione digitale, che dava libertà di aperture ad una serie di esercizi commerciali: “le rivendite di generi di monopolio; gli esercizi di vendita interni ai campeggi, ai villaggi e ai complessi turistici e alberghieri; gli esercizi di vendita al dettaglio situati nelle aree di servizio lungo le autostrade, nelle stazioni ferroviarie, marittime ed aeroportuali; alle rivendite di giornali; le gelaterie e gastronomie; le rosticcerie e le pasticcerie; gli esercizi specializzati nella vendita di bevande, fiori, piante e articoli da giardinaggio, mobili, libri, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d'arte, oggetti d'antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale, nonché le stazioni di servizio autostradali, qualora le attività di vendita previste dal presente comma siano svolte in maniera esclusiva e prevalente, e le sale cinematografiche”. Nel elenco delle tipologie che non sono tenute a seguire questa regola non sono inseriti i siti web e i distributori automatici, quindi se il ddl dovesse passare anche al Senato, senza modifiche, anche i siti ecommerce sarebbero obbligati a chiudere per ferie, ma non solo perché il testo del disegno di legge indica che le attività commerciali sono tenute alla chiusura infrasettimanale e domenicale. L’intento della normativa sarebbe quella di tutelare i piccoli esercizi commerciali tradizionali, ma come è stata redatto questo disegno di legge rischia di essere un pasticcio, perché in ogni caso la grande strutture potrebbero comunque restare aperte giornalmente per più ore dei piccoli negozi, inoltre per quanto riguarda l’online il provvedimento interesserebbe solo le struttura con sede legale sul territorio nazionale italiano, ciò significa che gli etailer internazionali non sarebbero toccati da questo provvedimento, che invece non farebbe che “penalizzare” i siti made in Italy. E come riportato da Dday.it secondo Roberto Liscia “Il settore dell’ecommerce non può essere soggetto ad una regolamentazione in tal senso, poiché per sua natura è un’attività eseguibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Inoltre, sempre per definizione, il commercio elettronico attiene a transazioni che non si svolgono in un punto di vendita fisico, con conseguente impossibilità di applicazione di tale proposta normativa”. Confcommercio invece si è dichiarata favorevole alle modifiche, anche perché sostiene che “lasciano intatta la libertà degli esercenti di restare aperti anche 24 ore al giorno. Quello che verrebbe introdotto è soltanto l'obbligo di chiusura nelle 12 festività nazionali 6 delle quali potrebbero tuttavia essere sostituite dagli esercenti con altrettanti giorni a loro libera scelta. Ci sembra una regolamentazione minima, ragionevole e assolutamente compatibile con i principi e le prassi prevalenti in Europa in materia di libertà di concorrenza. Inoltre gli accordi territoriali previsti dalle nuove disposizioni e con i quali si potrebbero finalmente coordinare gli orari di tutti i servizi pubblici e privati restano assolutamente facoltativi. Confcommercio pertanto non ravvisa in queste norme alcun passo indietro nel processo di liberalizzazione che, questo sì, resta difficoltoso in altri settori, non certo per il commercio”.

 

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