25 Agosto 2014  11:57

Audiovisivo: acquisizioni? No grazie

Eliana Corti
Audiovisivo: acquisizioni? No grazie

Il Ceo di Channel 4 contro lo “shopping” dei player Usa tra i produttori Uk. Negli States i consumatori si oppongono all’operazione Comcast-Twc

Troppe acquisizioni e fusioni rischiano di danneggiare la creatività, in particolare quella inglese. Così almeno pensa David Abraham, il Ceo di Channel 4 che, dal Festival della Televisione internazionale di Edimburgo ha espresso tutte le sue critiche contro il consolidamento tra i big del mercato audiovisivo Usa e sui troppi player statunitensi che stanno acquistando gruppi Uk (tra le ultime operazioni, l’acquisizione di All3Media da parte di Discovery Communication e di Channel 5 da parte di Viacom). Abraham ha fatto appello a politici e authority per salvaguardare i broadcaster pubblici: «I nostri canali free sono diventati dei must-have, i cagnolini del 2014, tra le società Usa», ha dichiarato. Di tutt’altro parere, però, Coba (The Commercial Broadcasters Association) l’associazione delle tv commerciali che ha tra i suoi membri nomi come Nbc Universal, Fox International Channels e Discovery e che nel 2014 ha investito 725mld di sterline nella produzione televisiva Uk: secondo l’associazione, il settore Uk può trarre solo benefici da un ecosistema che vede broadcaster pubblici e non investire in diverse forme di produzione domestica, portando a «innovazione, competizione creativa e a più scelta per le audience». Anche negli Usa, però, c’è chi è preoccupato dalle recenti operazioni sul mercato media: le associazioni dei Consumers Union e Common Cause hanno infatti chiesto alla Fcc (l’Authority Usa), di bloccare la fusione tra Comcast e Time Warner Cable. «Comcast e Twc sono già dominanti nei servizi tv e broadband nella maggior parte dei Paesi, questa fusione significherebbe solo espandere, rafforzare e rendere più solido il loro dominio». Il timore è che l’operazione conduca a un aumento dei prezzi, un servizio più scarso e a scelte ridotte per gli utenti; la fusione «darebbe a una singola società un controllo senza precedenti sulla programmazione e distribuzione video», spiegano in una nota. «L’unica risposta efficace che servirà l’interesse pubblico è di negare la richiesta (di fusione, ndr.)».

 

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