17 Dicembre 2015  12:20

Il servizio pubblico? Finanziato dal canone e non più schiavo dello share

Eliana Corti
Il servizio pubblico? Finanziato dal canone e non più schiavo dello share

L’intervento di Marinella Soldi, ad di Discovery Italia, in commissione di Vigilanza

La presenza di un servizio pubblico è tuttora imprescindibile ed è opportuno darne una definizione, inquadrandone le funzioni: è quanto dichiarato da Marinella Soldi, ad di Discovery Italia, nel corso della sua audizione in commissione di Vigilanza sulla riforma della Rai. Secondo la manager, modernizzare il servizio pubblico significa non solo «aprirsi alla tecnologia e alle nuove modalità di distribuzione, ma anche rivedere e aggiornare i linguaggi e le rappresentazioni del contenuto». Il servizio pubblico immaginato da Discovery è completamente finanziato dal canone, non più schiavo dello share, con «un numero limitato di canali tematici» ad affiancare quelli generalisti. Le reti tematiche dovrebbero occuparsi, per esempio, di cultura, di produzioni locali, oppure in lingua inglese per un pubblico kids, «sviluppando in ogni caso programmi e linguaggi che nulla abbiano a che vedere con quelli della tv commerciale». Questo, secondo Soldi, permetterebbe al servizio pubblico di assumere «un’identità marcata ed indiscutibile, e allo stesso tempo di liberare risorse sul mercato, alimentandone la crescita in termini di contenuti e di pluralismo». Il nuovo sistema dovrebbe venire attuato con gradualità; nel frattempo le preposte Autorità indipendenti dovranno vigilare e contrastare la formazione di eventuali posizioni dominanti. Infine, il servizio pubblico dovrà catturare l’attenzione del pubblico giovane («oggi tanto ambito») e porsi «come fonte di informazione ufficiale e riferimento culturale del Paese».

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