02 Ottobre 2017  09:56

Quote: Franceschini non cede

Eliana Corti
Quote: Franceschini non cede

Nuova lettera dei broadcaster contro la riforma. 100autori e Cartoon Italia sostengono il ministro

È ancora braccio di ferro sulla modifica dell’art. 44 del Testo unico della Televisione (Tusmar) sulle quote di investimento nell’audiovisivo italiano. Il ministro MiBact Dario Franceschini ha presentato un nuovo testo che, secondo una nuova lettera dei broadcaster italiani, sarebbe addirittura peggiorativo rispetto al testo precedenti. Il testo prevede che entro il 2019 ci dovrà essere almeno un film italiano a settimana su ogni canale (due sulla Rai). Il fatturato annuale da investire in cinema italiano ed europeo passa dal 10% al 15% nel 2020 (non più il 20%) per le reti commerciali e dal 15% al 20% per la Rai (non più al 30%). Nelle quote di investimento sono stati aggiunti anche i programmi di intrattenimento in Italia, ma uno degli elementi che preoccupano i broadcaster sono le sanzioni introdotte: per le grandi aziende si può arrivare a 50/60mln di euro per una violazione degli obblighi di programmazione di uno 0,3%.

Secondo i broadcaster, le nuove disposizioni hanno una connotazione anacronistica e dirigistica, disattendendo i principi del diritto europeo e determinando una grave limitazione dell’autonomia imprenditoriale e della libertà imprenditoriale. Si configurerebbero, inoltre, privilegi a favore di una categoria di produttori indipendenti di cinema italiano rispetto ad altri e una forte asimmetria nei confronti degli operatori stranieri (a un servizio svod come Netflix, per esempio, non sarebbe possibile applicare l’obbligo di film italiani in prime time).

Dall’altra parte della barricata, a sostegno di Franceschini, ci sono autori e produttori. «La proposta del Ministro della Cultura Dario Franceschini stimola la crescita industriale e culturale di un sistema strategico per il Paese. Gli autori italiani non accettano revisioni al ribasso. Più risorse significano più concorrenza, creano più qualità nei film, nelle serie tv, nei documentari e nelle opere d’animazione», hanno dichiarato i 100autori. Simile la posizione di Cartoon Italia: «La riforma del sistema delle quote d'investimento è un tassello fondamentale per la crescita e il rafforzamento del sistema audiovisivo italiano poiché, finché la generalità delle emittenti e di tutti gli operatori che offrono sul territorio italiano dei contenuti (Svod, Vod, Ott, Broadcaster via etere, via digitale) ricavandone utili non ne reinvestiranno una parte in Italia, non potrà esserci una reale crescita del nostro mercato». E ancora, «Questa riforma potrà permetterci di diventare finalmente competitivi a livello internazionale, e farà in modo che gli autori, i registi, e i giovani talenti dell'animazione italiana restino in Italia».

Contenuti correlati : tusmar franceschini quote audiovisivo investimento

Commenti

Log in o crea un account utente per inviare un commento.

EDITORIALISTI

  • 05 Novembre 2019
    Chi l’avrebbe mai detto?
    La televisione cambia più di quanto cambi la platea televisiva, meno della pubblicità e del web, ma certamente più degli altri mezzi.
Linda Parrinello

ACCADDE OGGI

Ricevi la Newsletter!

Televisione

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy