16 Marzo 2016  10:17

Screening Room, l’esercizio d’essai contro il “cinema in casa”

Paolo Sinopoli
Screening Room, l’esercizio d’essai contro il “cinema in casa”

L'inventore di Screening Room, Sean Parker

© Getty Images

L’Art House Convergence critica il nuovo servizio proposto dall’inventore di Napster negli Stati Uniti

Non convince gli esercenti americani il nuovo modello proposto dal fondatore di Napster, Sean Parker, e da Prem Akkaraju. Stiamo parlando di Screening Room, il set-top box al prezzo di 150 dollari che consentirebbe di vedere a casa un film in contemporanea con l’uscita cinematografica per 50 dollari a titolo (solo per 48 ore). L’Art House Convergence, organizzazione che rappresenta circa 600 esercenti indipendenti, ha, infatti, scritto una lettera aperta evidenziando diverse criticità. “È un modello incongruente con il nostro settore e svaluta l’esperienza del grande schermo, portando a un incremento della pirateria”, recita la lettera. “Inoltre, mettiamo seriamente in discussione la distribuzione dei profitti di questo servizio”. Secondo Sean Parker, 20 dei 50 dollari spesi per ciascun film andrebbero direttamente all’esercizio e The Screening Room permetterebbe di intercettare quella fascia di pubblico che non va mai al cinema attraverso un set-top box che impedirebbe di piratare i contenuti. Inoltre, il consumatore dovrebbe ricevere anche due biglietti da utilizzare al cinema. Ma restano molte le criticità sottolineate dall’Art House Convergence: “Come saranno suddivisi questi 20 dollari? I cinema che hanno distribuito il film sin dal suo esordio riceveranno una quota maggiore rispetto alle strutture che hanno proiettato il titolo a diverse settimane dal debutto in sala? Chi verificherà il corretto pagamento? I soldi arriveranno da Screening Room o dal distributore?”. Intanto diverse personalità di spicco di Hollywood si sono schierate a favore di questo modello, tra cui Steven Spielberg, Peter Jackson, Ron Howard, Martin Scorsese, J.J. Abrams, Brian Grazer, Taylor Hackford e Frank Marshall. Più scettici gli esercenti, compreso il circuito Regal Entertainment Group, che conta circa 7.334 schermi negli Stati Uniti. Resta, invece, fuori dal coro la catena AMC, che ha già manifestato il proprio interesse nel nuovo servizio. A muoversi con prudenza sono anche gli studios Universal e Fox che stanno valutando tutte le opzioni.

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