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Editoriale: window, perché non autoregolamentarsi?

La nuova regolamentazione della window theatrical per le produzioni italiane beneficiarie di contributi pubblici prevede una finestra di 90 giorni – sulla falsa riga del decreto Bonisoli – con diversi meccanismi di flessibilità. E il ministro Franceschini ha dichiarato di essere già al lavoro su una norma valida sia per i film italiani, sia per quelli internazionali. Ma quali saranno le conseguenze di un irrigidimento ad ampio spettro delle finestre per il mercato? Procediamo per gradi. Nella situazione attuale, i film in sala non hanno vita facile: gli incassi sono drasticamente inferiori al periodo pre-pandemico, nel migliore dei casi dimezzati (blockbuster compresi). Di conseguenza, assumono ancor più rilievo le vendite ai broadcaster e alle piattaforme streaming per gli sfruttamenti successivi, spesso, oggi, unica àncora di salvezza. Àncora che potrebbe venir meno, o comunque ridimensionarsi, in conseguenza di un irrigidimento della window. Oggi, infatti, una piattaforma o un broadcaster è disposto a pagare somme considerevoli per un titolo pur di offrire al proprio pubblico del prodotto fresco. Ma se un domani questo prodotto fosse meno fresco, queste potrebbero decidere di offrire meno. Ergo, il produttore/distributore finirebbe per ottenere ricavi inferiori dagli unici soggetti che in questo momento storico sono in grado di sostenere questo modello di business. E se questa situazione di incertezza perdurasse, cosa vieterebbe a una major di saltare il grande schermo e di virare completamente verso la propria piattaforma streaming? Senza contare che potrebbero logorarsi ancora di più i rapporti tra distributori ed esercenti, già messi a dura prova da questi ultimi due anni. Certo è un tema spinoso, ma non si può non tenere conto di tutti gli aspetti in gioco. Tutti i soggetti sono collegati tra loro, e se distributori e produttori guadagneranno meno dagli sfruttamenti successivi alla sala (a oggi vero anello debole della filiera), inevitabilmente questi saranno sempre meno disposti a portare i propri film sul grande schermo. A questo punto sorge spontanea una domanda: possibile che il mercato non riesca ad autoregolamentarsi? Riflettiamo…